La Morte

Molte persone non disquisirebbero di astrofisica, di mineralogia, filatelica ed altro, perché non ne avrebbero alcuna competenza. Ma le stesse, con disinvoltura parlano di Arte cinematografica o fotografica senza conoscerne gli elementi basilari. Il film “La Morte”, come tutte le opere ha due letture. La prima è quella iconografica: il fatto così come appare, letteralmente e storicamente. Se ci fermiamo a questa prima lettura un uomo che assassina è semplicemente un uomo che assassina, quindi un’apologia dell’omicidio.

La seconda lettura è quella iconologica. Che si avvale della metafora, dell’allegoria, dell’analogia o addirittura del comunicare un qualcosa per contrasto, conversamente. Ora l’uomo che assassina, in correlazione al contesto del film che accoglie questo fatto ferale, può esprimere condanna dell’assassinio stesso o di ogni prevaricazione, o ancor più estensivamente raccontarci di antiche dialettiche contro ogni potere in ogni secolo.

Racconto con il mio stilema, che esaspera i dati del reale sino a volte al più violento parossismo, di situazioni e temperature mortifere, distribuite nei tempi. Mortifere per l’individualismo, l’empietà, ed ecco che quel vecchio arabo, sentendosi appellare ripetutamente “sei vecchio!” reagisce uccidendo un giovane. L’assenza di una “mamma” si riverbera per intero nel lungometraggio, in una voglia eternamente frustrata e annullata, nell’ultimo capodanno inutile con inutili petardi, raccontandoci del “chiasso” contro i poveri, gli stranieri, i vecchi, i brutti, gli eretici. Indico il labirinto retto da una dialettica di crudeltà; ad altri, politicamente e socialmente, indicarne l’uscita.

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8 Responses to La Morte

  1. Vento Bianco says:

    Ho apprezzato molto la lettura iconologica. Aguzza la mente e invita alla riflessione… condivido il pensiero…attraverso metafore analogie e simbolismi si attiva una probabile comunicazione… è il raccontare una storia …una delle tante storie… non di facile comprensione ma efficace. Quella iconografica scatena timori e paure sopite…ma è fermante e non si oltrepassa quella soglia della diversa prospettiva e riappare la psiche emozionale capace di offuscare la lettura iconologica. E’ un libro e come tutti i libri possono essere interpretati dai lettori secondo le loro caratteristiche. Dal punto di vista di Artistico cinematografico e fotografico ritengo essere un ottimo lavoro.

  2. Vento Bianco says:

    Indicare il labirinto … dici Marco… il labirinto non è mai “dialetticamente crudele”.
    Il labirinto ci può insegnare molte cose. Ne intravvediamo il “possibile” ingresso sapendo che il nostro obiettivo è arrivare nel “centro”. Ma poi, necessita saper tornare indietro, tornare al mondo “normale” da cui siamo partiti. Solo in questo “mondo” infatti, ciò che abbiamo imparato può essere utile…certo a volte è utile indicare una via d’uscita…ma…
    Ognuno deve ritrovare nei suoi passi la propria via d’uscita. Questo il mio pensiero.

  3. Vento Bianco says:

    Marco, tanti parlano e cercano domande da porre alla tua attenzione e poter parlare con te… viene il blog… e tutti tacciono… tutto continua nel silenzio… come forse sia giusto. Difficile rimanere in questo blog senza neanche un tuo intervento. Bene quello che volevo sottoporti è stato detto. Ora però è tempo di andare… perchè correrei il rischio di fare un dialogo nel vuoto. Lascio questo blog augurandoti un felice proseguimento e un augurio di buona vita.

    • Marco Fassoni Accetti says:

      Caro amico, gli italiani ed anche gli altri detestano la morte, si toccano e fanno gestacci, nella speranza frustrata di prolungare il loro consumare nei secoli. Conseguentemente io la difendo, con altri pochi, preferendola al “mortifero”, raccontato per l’appunto nel mio lungometraggio. Mortiferi sono gli individualismi che nascono dal viver solo di emozioni, e questo nasce dal bisogno dell’industria di divorare la massa, non più popolo, controllando. Ed ecco la cultura del calcio, del Red Carpet, dei “ribelli” e dei poeti secondo il profitto, che distribuisce loro i premi e denari come si getta il mangime alle bestie nel cortile. Raccontiamolo ai “giovani” che sorridono sempre all’intrattenimento: siete tutti nel mio “La Morte”.
      Con affetto, M.F.A.

      • Vento Bianco says:

        Noto con piacere che sembra apparire il dialogo e riprendo le tue parole per esprimere il mio pensiero.
        “Detestare la morte”…. “viver solo di emozioni”…. I mortiferi…
        La Paura!
        Da questa particolare emozione “La Paura!” penso derivi, quello che racconti nel tuo “romanzo della vita”.
        Due prospettive la “Paura” e il “coraggio della Paura” (L’aspetto mortifero e vivifico)
        Detestare la morte (mortiferi), perché si ha la paura della vita … si ha paura di non esserei “primi”… si ha paura del mistero della vita… si ha paura della solitudine…paura di non sapere di non aver capito…paura di non lasciare qualcosa al futuro. Vedi in un mondo in cui tutti pensano di sapere tutto, ognuno svolge il suo ruolo di comprimario(forse meglio definito come “comparsa”), e si crede in ciò che si vuole credere, si cercano verità che si vogliono trovare, perché cercare di “conoscere” è faticoso, incute ataviche paure, si ha paura di non avere i mezzi necessari, implica sacrificio, implica pensare…. Ma il pensiero è… oramai difficile da generare. Prendere atto dei propri pensieri… ma non si vuole accettare questa condizione… altrimenti esci dagli schemi imposti… dai vari condizionamenti e saresti fuori dal coro….
        Per la massa la vera morte è insita nella stessa nascita. Se non si arriva a comprendere il senso vero della vita, se non ci si incammina nella sua comprensione, non si arriva a comprendere… il vero senso della morte. Certo i mortiferi… quelli che hanno paura di loro stessi…delle loro stesse emozioni. Quelli che hanno paura di essere dimenticati, che hanno paura di rimanere soli nel “nulla” nell’eterno buio del futuro (oltre che nell’eterno presente).
        In effetti questo lungometraggio provoca e suscita l’esaltazione delle emozioni… di atavici ricordi di un’umanità controllata che ha divorato le proprie coscienze… che ha portato alla convinzione che la morte “esiste”!…quindi diviene realtà.
        La morte quindi è reale. Qui il grande inganno!
        Allora possiamo in tal modo comprendere che vivendo di sole emozioni si acquisisce lo stato di mortiferi (come da te accennato), poiché pervasi dalla Paura, i mortiferi entrano in quel labirinto da cui non potranno più uscire e rimarranno in balia di quel vortice che man mano si incupisce e li porta all’inevitabile morte, che è il controsenso della vita…. arrivare al centro del labirinto..e non ricordare i propri passi… le proprie vere origini (come accennavo sopra)…non permetterà mai di uscire . Prima di cercare di essere i “primi” dobbiamo provare la sensazione di essere gli “ultimi”…prima di comprendere la vita è necessario comprendere la morte. Solo attraverso questo penso sia possibile ri-trovare la condizione di osservatori e non più osservati e da “mortiferi” diverremo “viventi”. Questo dovremo dire ai giovani…..

  4. Mary Q3 says:

    Il mio è stato un maldestro tentativo di omaggiare «l’ossessione sotto-borghese per la morte».
    Ricambio il tuo grazie per la sensibilità e soprattutto ti ringrazio per “l’idea è buona”.
    MEMENTO [MARY] MORI

    • Vento Bianco says:

      Perchè… maldestro… hai colto l’aspetto iconologico…metaforico… allegorico, nel comunicare un qualcosa per contrasto….”Mary Q3″…i codici sono e rimangono sempre codici…. i simboli sono e rimmarranno sempre… gli archetipi.

  5. Laura says:

    Marco…parlaci di te…dove e quando sei nato…parlaci della tua famiglia…di tuo padre…chi era cosa faceva nella vita…di tua madre…hai fratelli? dove sei cresciuto? con chi sei cresciuto?

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