Memoria N°1

Devianza e manipolazione Rai.  – Prima presentazione.

Quando inizialmente mi recai in Procura il 27 marzo 2013 dichiarai che mi presentavo principalmente per chiarire il fatto dell’investimento occorsomi  nella pineta di Castel Porziano. Avevo patito all’epoca ingiuste ed abominevoli accuse e la conseguente assoluzione non mi aveva affatto acquietato e volevo chiudere moralmente quel caso, che all’epoca non potevo delucidare pienamente in quanto avrei dovuto motivare la mia presenza in quell’area. Ed ora, per farlo, dovevo necessariamente mettere il suddetto fatto in rapporto alle scomparse Orlandi – Gregori, rivelarne la consustanzialità. Auspicavo, attraverso un appello rivolto a certi ecclesiastici ormai in pensione, il loro presentarsi e contribuire con la testimonianza, coscienti che non si trattò di fatti ferali. Era l’appropriato momento storico, con l’elezione di un Pontefice non curiale, per sperare che in certi contesti venissero meno certe difese. Tutto questo risulta essere nel primo verbale firmato presso il giudice G. Capaldo. In seguito, per dar vigore all’appello, necessitavo d’un momento mediatico quale il ritrovamento del flauto, ed alla redazione della trasmissione di Rai 3 spiegai minuziosamente quanto raccontato in Procura e sopra esposto.  Per tutta risposta questi autori hanno omesso il dire che la mia prima intenzione fosse quella di riaprire il caso della pineta e all’interno della puntata, ingannando i telespettatori, hanno fatto credere che, indagando sui miei trascorsi, fossero stati loro ad aver “scoperto” la vicenda dell’investimento.

Contraffazioni.

La redazione di questa trasmissione ha un rapporto di collaborazione con le forze dell’ordine, per ottenere informazioni e quant’altro sui casi trattati. Ed io, apportando nuovi elementi, chiedevo d’indagare su chi potesse aver vergato il comunicato del Phoenix– Sisde, che indicava in una pineta il luogo dove si sarebbe manifestata la loro esecuzione nei confronti della nostra parte.

Ritengo verosimile la possibilità che nella redazione abbiano ricevuto un “consiglio” da parte di una qualunque autorità ad investire un solo singolo di tutte le responsabilità del caso Orlandi – Gregori, recidendo ogni legame con lo Stato e non ledendo l’onorabilità dell’allora Servizio d’Informazioni della Sicurezza Democratica (Sisde). Ed ecco quindi le inverosimili coperture: “Costui ama apparire”, la mitomania, pedofilia, assassinio, “La sua credibilità è meno di zero”. Censurando quanto avevo loro dichiarato e non considerando quanto potevo aver detto agli inquirenti.

Elementi di sospetto coinvolgimento di persone in rapporto con Sisde.

1-Josè Garramòn era figlio di un “diplomatico” della Fao. Diplomatico come nella promessa fatta a Mehemet Alì Agca di liberarlo con il sequestro di un diplomatico.

2-Garramòn era uruguyano, nazione feudo dell’avvocato Umberto Ortolani, i cui uomini erano la parte a noi opposta (l’avvocato aveva in Grottaferrata una villa. A futura spiegazione)

3-Abitava in viale dell’Aeronautica all’Eur, nei pressi dell’abitazione del signor Enrico de Pedis.

4-Josè Garramòn frequentava il mio stesso collegio St. George School, sito sulla via Cassia, dove io feci le scuole elementari.

5-L’incidente s’è verificato vicino alla villa del giudice Santiapichi, presidente del primo processo ad Agca per l’attentato al Papa ed in predicato per essere il presidente della Corte d’Assise del secondo processo per l’attentato al Pontefice.

6-Esattamente un mese prima, alla fine di novembre (e questo è agli atti) io ed una ragazza, mia coetanea e collaboratrice, fermammo in corso Vittorio Emanuele un dodicenne che avremmo dovuto coinvolgere in una sua presunta testimonianza contro un membro della curia. La stessa età di Josè Garramòn.

7-In quella medesima pineta, precedentemente si erano verificati degli episodi che al momento non posso rivelare in quanto coperti da riserbo istruttorio (episodi che la stessa Sabrina Minardi rievoca pur trasfigurandoli).

Elementi di falsità.

La trasmissione asserisce che un elemento probante nei miei confronti  è il fatto che io, recandomi verso la pineta, abbia incrociato la strada percorsa dal ragazzo il quale era avviato verso la propria abitazione. Questo semmai è un elemento di discolpa, perché sono io a raccontare, la notte dell’arresto, ai carabinieri, di aver percorso quella strada. Se lo avessi veramente adescato e rapito mi sarei ben guardato dal riferire di aver percorso la stessa strada del ragazzo, e avrei potuto mentire dicendo di aver utilizzato un’altra via per raggiungere la pineta. Al momento dell’interrogatorio non ero a conoscenza della provenienza del ragazzo che avevo investito.

Se io fossi stato un malintenzionato avrei riflettuto in altri termini. Adescare un ragazzino che sta rientrando in casa verso le 18:30, in una serata buia, non ti lascia molto tempo disponibile per un eventuale rapporto sessuale. All’Eur ci sono tanti luoghi isolati, come anche all’inizio della Colombo, che porta verso il mare: sterrati, boschetti, piccole pinete. Non vi è la necessità di percorrere 20 km., quasi fino al mare, con un bambino che è atteso in casa, e la cui assenza prolungata procurerebbe un allarme. Né si può pensare con certezza che, oltre all’intenzione di un rapporto, vi sia quella di sopprimerlo comunque. Si dovrebbe poi immaginare quale potrebbe essere la reazione del ragazzo ad un approccio di carattere sessuale, e quindi esser pronti ad immobilizzarlo e a non permettergli di fuggire. Ma anche in caso di fuga lo si può raggiungere a piedi, sopprimerlo e nasconderlo nella vegetazione, ritornando poi con calma per una eventuale sepoltura. Tra l’altro non è agevole rintracciare con un furgone un ragazzino che sta fuggendo nel buio tra gli alberi di una pineta. E poi correndo a 60 kmh ancor più è difficoltoso identificarlo. Inoltre è inverosimile la circostanza ricostruita nel filmato della trasmissione Rai, in cui una persona può fuggire correndo innanzi ad un furgone lanciato a 60 kmh. all’inseguimento (velocità stabilita dalle perizie della polizia scientifica). L’autista dovrebbe poi avere la consapevolezza che l’urtare un corpo a quella velocità non può che creare danni alla meccanica dell’autovettura, pregiudicandone il funzionamento e conseguente ritorno in città. E dopo l’investimento perché mai lasciare il corpo sul ciglio della strada, con la possibilità di essere rinvenuto, e non piuttosto rimuoverlo ed occultarlo nella vegetazione circostante? Non si può pensare che sia riconducibile alla mia persona il profilo appena delineato di un mentecatto, privo di ogni capacità raziocinante.  Inoltre non sono state rilevate impronte digitali del ragazzo all’interno del furgone. All’interno del quale non ero solo, ma in compagnia di una ragazza. Tra l’altro, in quei tempi, ero sempre accompagnato da ragazze per motivi di copertura.

pedone attraversava

La trasmissione della Rai, con la sua ricostruzione dolosamente fasulla di un ragazzo che corre fuggendo innanzi ad un furgone, ha offeso la Magistratura, i periti e il suo stesso pubblico.

Questo escerto tratto dalla sentenza della Corte d’Assise (pagina 29) fa sua la dichiarazione espressa dai periti della scientifica durante lo svolgimento del processo stesso, e cioè, che il bambino si trovava “pressoché al centro della carreggiata che in qualche modo stava per traversare”

La dichiarazione della madre del Garramòn, ripetutamente mandata in onda dalla trasmissione Rai per 4 puntate, che riferisce di un dottore il quale le avrebbe raccontato della circostanza che il bambino fosse morto sull’autoambulanza, è contraddetta dall’interrogatorio del personale della stessa (documento che qui allego), il quale dichiara che “il ragazzo pur non dando segni di vita non è stato lasciato sul posto perché sia io che il mio collega non siamo in grado di stabilire la possibilità di vita. Preciso comunque che il giovane, sia all’atto del soccorso, sia durante il tragitto per l’ospedale non ha pronunziato alcuna parola.

dichiarazione barellieri

Tra l’altro, se la madre  avesse ragione, quel che le avrebbe detto il dottore sarebbe stato redatto in un verbale e questo inserito negli atti del processo.

Gli autori del programma Rai non mettono al corrente la famiglia Garramòn dei nuovi elementi da me apportati per una nuova possibile inchiesta di quel fatto, limitandosi a riprendere il loro dolore, come speculandoci per regole di ascolto.

Io non ho mai dichiarato che qualcuno potesse aver spinto il ragazzo sotto le mie ruote. Questo lo trovo alquanto improbabile. Ho chiesto solo d’indagare sulla sua presenza più che sospetta in quella pineta.

Opere artistiche presunte maniacali.

In seguito all’insinuazione della trasmissione televisiva ho consegnato in Procura decine di agende riportanti numeri telefonici di adolescenti, adulti, uomini, donne, anziani, da me fermati sin dagli anni ’70 e presenti in tutte le mie opere che al vaglio di ogni critica non possono essere giudicate di carattere pedo-pornografico. Gli adolescenti in studio avevano sempre al loro seguito le famiglie che avrebbero poi dovuto firmare la liberatoria necessaria per la pubblicazione dell’opera stessa.

Considerazioni su pedofilia

Estratto della sentenza di Corte d’Assise (pag. 26)

Nel corso delle trasmissioni hanno presentato frammenti di mie opere cinematografiche avulse dal loro contesto narrativo, il quale avrebbe illustrato come le stesse sono sempre a carattere pedagogico, sociale, politico e di condanna di ogni coazione e prevaricazione.

Presentare una fotografia e non leggerne il titolo “Martire adolescente posta sotto l’altare”, né il contesto in cui la stessa è inserita, ma descriverla come “una ragazza morta dentro una bara”.

Nella chiesa del mio collegio San Giuseppe Istituto De Merode in piazza di Spagna, vi era all’interno di un altare, il corpo di una giovane martire. A volte, la notte, scendevo in chiesa, dalla camerata dove noi collegiali riposavamo, aprivo il paliotto che chiudeva l’altare e “vegliavo” per un po’ la “ragazza”. Era la sola presenza femminile nel collegio. Un po’ fidanzata, un po’ madre.

Ho ricostruito la scena, attribuendo la veglia ad un frère, che forse, chi lo sa, ne vedeva una figlia.

Ecco la storia, forse tenera, di quel che è stato presentato come un evento macabro ed ossessionato.

Roberto Benigni

Nel 1998 e 1999 ricevetti minacce telefoniche di uno sconosciuto che pretendeva la restituzione di materiale fotografico che a suo dire lo avrebbe ritratto durante determinate azioni negli anni precedenti, e che sempre a suo dire io avrei seppellito nel 1986 in una certa località. Località nella quale veramente mi ero recato con uno dei due idealisti turchi, presenti nel processo per l’attentato al Papa.  Credetti di riconoscere in quella voce telefonica una persona vicina agli ambienti di Monsignor Bruno della diocesi di New York. Era l’anno 1999 in cui il regista Roberto Benigni aveva vinto l’Oscar ed io in una di queste telefonate di minaccia risposi al telefonista di aver compreso la sua identità e dicendogli che mi sarei presentato nella trasmissione Rai “Domenica In”, dove presentandomi come sosia di Benigni mi sarei attribuito il suo nome, il nome di colui che mi stava minacciando, ma che in verità non conoscevo. Simulavo. Utilizzai invece il nome Alì (Agca, che spara) Estermann (il comandante delle Guardie Svizzere, che muore). La trasmissione di Rai 3 omise di riportare questa mia chiarificazione riguardo la partecipazione a Domenica In, e sul fatto che io mi appellai come Alì Estermann, commentandolo dicendo “costui ha delle ossessioni riguardo i fatti di cronaca clericale”. Dopodiché mi recai in New York dove cercai di far pressioni nell’ ambiente della suddetta diocesi e presso alcune conoscenze di Mons. Cheli, spacciandomi direttamente per l’attore in questione, affinché l’interesse della stampa locale ed italiana avrebbe ancor più accentuato le stesse pressioni. Non sono mai stato un “sosia” di Benigni, era un travestimento. Una iperbole come anche chiedere la liberazione di Agca in cambio della Orlandi, il fermare la stessa davanti al Senato, l’aver usato Mario Appignani – alias Cavallo Pazzo, e le sovrastrutture “gotiche” ed i riferimenti al terzo segreto di Fatima inseriti nei codici e nei comunicati. Per comprendere quest’uso inconsueto e spregiudicato di creare tali coperture bisognerebbe, credo, superare la limitatezza di un certo provincialismo che caratterizza noi italiani. Adoperando non solo l’iconografia, ma anche l’iconologia, la scienza che studia l’interpretazione dei segni e del loro inserimento in un contesto. Vi furono comunque, per necessità d’azione, anche travestimenti come da sacerdote, agente di Pubblica Sicurezza ed altro.

Per la sola presenza nella trasmissione del ’99 ed il soggiorno newyorkese sono stato qualificato come “una persona che ama apparire”. Tra l’altro, dopo quel exploit, fui invitato negli anni ed anche di recente a partecipare ad altri contesti televisivi. Offerte che ho sempre declinato.

Tra l’altro cerco di essere un autore d’arte cinematografica e fotografica già dagli anni ’70. Chi comprende le mie opere è a conoscenza di quanto attribuisco loro di rigore, di politico, propedeutico. Ciò confligge con l’aver voluto adottare, secondo le accuse, la realtà propria di un “sosia”, dignitosa ma distante dal mio personale essere.

Neauphle-le-chateau.

Ho sempre dichiarato che la Orlandi aveva risieduto in questa località solo per gli anni ’84-’85. La trasmissione Rai racconta che io avrei asserito che la ragazza vi avrebbe vissuto fino a “poco tempo fa”, recandosi a spese del contribuente a Neauphle-le-chateau ed intervistando e mostrando la fotografia della suddetta ad ignari passanti, ed usando il loro comprensibile non riconoscerla come un’ulteriore prova della mia inattendibilità.

Presunto telefonista

Durante le trasmissioni hanno sovente mandato in onda la voce di un telefonista anonimo che già da alcuni anni contatta la loro redazione. Costui cerca d’imitare il mio modo di parlare quando all’epoca eseguivo le telefonate. E la redazione stessa allude al pubblico che questi sarei io. Credo di riconoscere nella sua voce la stessa persona che mi minacciò nel ’98. Forse un tentativo di arrecare disturbo al mio l’appello nei confronti dei sodali del tempo. Forse è sempre lui ad aver scritto le due lettere anonime che minacciavano le ragazze testimoni, lettere che riconducono ai codici da noi adottati negli anni ‘80 ed al mio stilema fotografico.

In conclusione, gli autori della trasmissione Rai hanno censurato l’intervista, nella quale raccontavo e delucidavo quanto sopra ho esposto, mi hanno impedito di rettificare in diretta per ben due volte ed hanno cancellato una rettifica pubblicata dalla mia collaboratrice sulla loro pagina Facebook. Tra l’altro in un confronto li farei dialetticamente a pezzi con i documenti di cui dispongo. Confronto che evitano accuratamente. Hanno occultato le testimonianze a mio favore e deformato e manipolato gli elementi contenuti nel processo dibattimentale nonché nella sentenza della Corte d’Assise, inventato scenari non contemplati dallo stesso processo.

Inoltre il mio legale non chiese che in trasmissione non si parli di me, ma che vi fosse la sua presenza o venisse interpellata come controparte. Dove vi è accusa vi è anche la difesa.

Hanno mentito al loro pubblico ed agli Orlandi – Gregori, depistato dalla ricerca della verità. Indegni di professare nel giornalismo e degni di essere assolutamente radiati dal loro albo.

Io e Pietro Orlandi avevamo indirizzato in modi e tempi diversi degli appelli al mondo ecclesiale. È pensabile che un prelato possa entrare laddove si agita l’allarme della pedofilia, di un artista con opere pedofile? Considero questi appelli gravemente danneggiati, se non addirittura vanificati.

Servizi.

Non ho mai dichiarato di appartenere ad un qualunque servizio di Stato. Eravamo pochi laici che aiutavano pochi ecclesiastici.

Lettere da Boston.

Una ragazza le scrisse in Roma ed un’altra le spedì da Boston.

Non confermo se si trattava o meno della mia ex-moglie.

Chiamate in correità.

All’epoca ho dato la mia parola, e la parola è una sola. Non faccio chiamate di correo, ma appelli. Ognuno secondo la sua coscienza.

La stampa.

Un giornalista, televisivo o di carta stampata, scrive un’inesattezza e la maggior parte degli altri giornalisti riprende quell’inesattezza senza verificarne la veridicità, senza controllarne le fonti. Tutto questo si è verificato costantemente nei miei confronti, un male endemico e grave della stampa italiana.

Credo che, ancor prima che scrivere, si debba studiare approfonditamente nel tempo il caso che si affronta.

Tra l’altro hanno il vezzo di virgolettare frasi mai da me pronunciate o di deformare quelle poche autentiche e di farmi esprimere in termini che non mi appartengono e che tra l’altro ledono la mia credibilità: “eravamo una lobby di controspionaggio”, “il nostro nucleo dietro l’attentato al Papa”, “un nucleo di preti”, “è lampante che il ragazzo mi è stato buttato sotto le ruote”, ed altro.

Io mi ero rivolto alla stampa sia per l’appello alle mie persone, sia per controbattere il disturbo generato dalle due lettere anonime. Non intendevo rivolgermi alla degenerazione della stampa.

In una nazione dove si fugge, si fugge da varie responsabilità senza alcun senso dello stato e delle autorità, credevo che il mio presentarmi fosse più apprezzato.

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23 Responses to Memoria N°1

  1. Vento Bianco says:

    Penso che questi tue precisazioni abbiano risposto alle tante domande che ti venivani poste in altre sedi della rete… questa l’altra prospettiva su cui porre analisi di pensiero, a maggiore comprensione di tutto quello che è stato proposto sinora ai media…

  2. Vento Bianco says:

    Ai più accorti, era già apparso dalle tue prime dichiarazioni la tua non responsabilità (per tua stessa ammissione) sulle 2 missive pervenute ….dopo il ritrovamento del flauto… quante interpretazioni furono date nell’immediato collegandole alla tua persona… chiaramente queste interpretazioni si rivelarono ben presto “fuori dalla mente del tempo” e quindi depistanti…questo sempre a dimostrazione di quanta influenza possa avere un certo tipo di dis-informazione esercitata sui media. In effetti poi le analisi sui reperti ..svanirono come …bolle di sapone. poichè come sempre ognuno cerca quello che vuole trovare…. e poi inevitabilmente nascono nodi in una ulteriore matassa…difficile da dipanare… e nascono poi emozioni che offuscano la mente… e si beh nasce il “mortifero”. Poi concordo purtroppo sul fatto che di indagini giornalistiche se ne fanno poche..molto più comodo copiare e riportare…. è una delle piaghe dell’informazione che oramai sta dilagando ed è un vero peccato…per fortuna che esistono ancora chi fa del “giornalismo alla vecchia maniera”.

    • Vento Bianco says:

      Una domanda avrei da porti, se è lecito e se puoi rispondere.
      Dato che tu asserisci non essere l’autore delle missive (attraverso le qualii qualcuno, ha individuato collegamenti, che non condivido, con la povera Skerl) e non mi risulta che nelle tue interviste mandate in onda tu l’abbia mai associata alla vicenda la piccola Katy, verrei a chiedere un tua precisazione, ove ripeto fosse possibile. Grazie

      • Marco Fassoni Accetti says:

        Caro amico, mi chiedi di fatti posti sotto riserbo istruttorio.
        Comunque la trentennale corrività e negligenza di tutti non ha permesso di comprendere il fatto che non ci si deve fermare alla semplice esposizione iconografica. La verità è tutta nelle carte istruttorie, purché ci sia una lettura iconologica che vada al di là delle apparenze. Gli inquirenti e la stampa italiana erano solo funzionali a creare una cassa di risonanza per fortificare le pressioni. Altri gli interlocutori.

  3. Nikkolo says:

    Caro Accetti, concordo con la sua critica alla stampa e alla trasmissione di Rai3 che si occupa settimanalmente del caso. Non entro nei dettagli, ma sicuramente il modo in cui la suddetta trasmissione segue le storia Orlandi-Gregori e’ al limite del lecito e senz’altro ben oltre la decenza e il rispetto per le famiglie e i telespettatori. D’altronde l’arrivismo mascherato dietro l’atteggiamento ipocrita della conduttrice si era gia’ manifestato in precedenza quando il “Cavaliere del Lavoro” annuncio’ con eccitazione e frenesia la morte di Sarah alla madre impietrita. Tutto rigorosamente in diretta, per poi cercare di salvare la decenza chiedendo alla madre “se lei vuole chiudiamo qui”.
    Ritornando alla sua storia, per quanto e’ chiaro che lei sappia molto del caso e probabilmente ha davvero giocato un ruolo in esso, purtroppo ci sono punti poco chiari. Lei si rende conto che le trasmissioni e i giornalisti per quanto estrapolino e interpretino a proprio piacimento, hanno pero’ dalla loro queste ovvie e poco credibili incongruenze (o verita’ parziali e incomplete) per presentarla come un mitomane. Io non credo che lo sia, ma a dire il vero la mia certezza vacilla quando penso a questa parte del racconto. Una domanda a cui non penso che lei abbia risposto e’ la seguente: lei stesso ha detto che Emanuela e’ stata tratta in inganno per i primi giorni (intervista alla suddetta trasmissione), ma in seguito perche’ la ragazza non sarebbe tornata a casa? perche’ non chiamare i genitori? Due anni in Francia senza il bisogno di vedere la famiglia a quell’eta’ sono un po tanti non crede?
    Di domande simili ce ne sarebbero altre e credo che lei debba delucidare questi punti ovvi, per dare meno adito a interpretazioni ed essere accusato di mitomania.

  4. Marco Fassoni Accetti says:

    Caro Nikkolo, lei mi chiede di fatti coperti da riserbo istruttorio e quindi conosciuti in Procura. Per l’appunto è la Procura che deve giudicare e non la stampa, la maggior parte della quale comunque sentenzia senza conoscere, ricercare e studiare, tanto per riempire una pagina e non solo.

    • Vento Bianco says:

      Caro Marco…Per questo dicevo e chiedevo “se è lecito e se puoi rispondere”. Massimo rispetto per le autorità e per la tua persona e non vogliamo esere d’intralcio alla Procura…il nostro è un dialogo per ciò che possiamo dire nel rispetto degli eventi…lungi da noi “ricercare e studiare…solo per riempire pagine… ” non dobbiamo, non possiamo e non vogliamo,appartenere a questa categoria… Questo è… e deve rimane un chiarimento reputato necessario, nel quale tu Marco possa esprimere le tue precisazioni ritenute necessarie affinchè possano essere valutate con quelle riportate…… il resto lasciamolo ad altri. Almeno in tal modo ho inteso l’apertura di questo blog. Se ci saranno domande sarai tu a valutare quello a cui si possa rispondere o meno a tutela di quanto da te ribadito. Siamo qui non per ricercare o indagare..il solo scopo è ascoltare e poi ognuno trarrà i propri pensieri.

  5. Nikkolo says:

    Caro Vento Bianco, penso che qui stiamo a parlare del nulla visto che le domande piu’ importanti non hanno risposta. Spero solo che tutta questa storia non si risolva in una bolla di sapone. Vorrei solo sottolineare che “tutto il rispetto” per il Signor Marco io non ce l’ho. Per quanto concordi con lui che le trasmissioni televisive e i giornali stanno manipolando la storia per fare audience, e passando anche sull’episodio del bambino (se e’ vero quello che racconta), non si puo’ passare pero’ sul fatto che ha rapito due ragazze che sono probabilmente morte. Non credo ci sia alcun fine che possa giustificare queste azioni. Quindi direi di stare attenti quando si parla di “rispetto”.
    Per il Signor Accetti, lei non sembra per niente uno sprovveduto per cui resto basito quando lei si mostra oltraggiato dal comportamento dei media nei suoi confronti. Ma davvero non se lo aspettava? Lei uomo di spettacolo, direttore di film, non sa come funzionano queste cose?
    A presto

  6. Marco Fassoni Accetti says:

    Caro Nikkolo, io posso aver compiuto ogni misfatto, chiedo rispetto per il fatto che in una nazione dove si fugge da tutto mi sia presentato senza esser mai stato individuato.
    L’omicidio non è prescritto.
    La trasmissione tv non si è espressa con l’usuale sciatteria comune ai media, ma con assoluta manipolazione e contraffazione, non comunemente adottate nei confronti di altri casi giudiziari affrontati. Questo trattamento riservatomi lo avrei comunque ricevuto anche nel caso non mi fossi rivolto alla stampa, ma nell’istante in cui la Procura avesse reso pubblico il fatto. E tutto questo era certo in parte presumibile, ma non da inibirmi dal presentarmi alla Procura né tantomeno dal sottrarmi ora il legittimo diritto ad insorgere.
    M.F.A.

    • Vento Bianco says:

      Caro Nikkolo, io penso che qui non stiamo parlando del nulla…stiamo parlando e parlare non è mai “nulla”, io sono abituato al rispetto a prescindere…. Per tutti e per chiunque..non sta a me giudicare chi e cosa… stò solo cercando di affrontare un dialogo su un’argomento oramai divenuto di “pubblico interesse”…non mi aspetto che le domande “fondamentali” abbiano una risposta… non sta a me fare o sollecitare domande in questo momento sicuramente delicato in cui è delegata la Procura (di cui anche qui ho il massimo rispetto). Io penso che lo scopo di Marco di aprire questo blog sia dovuto al fatto che voleva pubblicamente fare precisazioni… e lui sa quali fare, precisa fatti e commenti a cui sono sottoposti i media, per le varie motivazioni… il nostro scopo (per chi vuole) è ascoltare, come dicevo in precedenza, poi ognuno trarrà i propri pensieri(questa almeno la mia interpretazione). Per quanto riguarda Emanuela e Mirella…per me sino a prova contraria sono ancora vive… non mi interessa quello che altri dicono o vogliono far credere…non ci sono prove che siano morte (è anche per il rispetto nei loro confronti che dico questo).Poi certo il fatto di essersi presentato senza essere stato individuato, come Marco dice, beh…. un minimo di rispetto per questo è dovuto. Poi tu citi “sul fatto che ha rapito due ragazze” non mi sembra dalle sue interviste per ora che questa sia la frase sin qui emersa…(ero uno dei telefonisti…). Io penso che dobbiamo attenerci anche alle sue parole e di non espandere concetti su una lunga storia di cui si è detto tutto e di tutto. Quindi per rispondere alla tua… direi che sono sempre personalmente molto attento… quando parlo di “rispetto”. Poi sai ognuno…

  7. Nikkolo says:

    Caro Accetti,
    in effetti non si capisce bene perche’ lei si sia presentato dopo trenta anni per parlare di Jose’. Lei dice che l’omicidio non e’ prescritto, ma non so a quale lei si riferisca. Se e’ quello del bambino, beh mi pare che lei sia stato condannato per omicidio colposo nell’83. Anche se la sua versione dovesse essere accettata, cioe’ che qualcuno abbia scagliato il bambino davanti al suo veicolo mentre era lanciato a 60km/h, si tratta comunque di omicidio colposo. Quindi non so cosa potrebbe cambiare in quel contesto con il suo presentarsi ora in Procura. Di certo non rischia altri anni di prigione.
    Visto che lei non chiama alcuno in correita’, non rischia querele o denunce.
    Visto che i corpi di Emanuela e Mirella non sono mai stati trovati, non si puo’ parlare di omicidio, quindi anche in questo caso non saprei cosa le possano addebitare.

    Per quanto io sia un singolo cittadino e le mia opinione possa contare poco, ribadisco che la mia assoluta mancanza di rispetto per lei e’ dovuta al fatto che lei confessa di aver rapito due ragazzine. Che poi lei si presenti ora per raccontare i motivi che la spingevano, non cambia molto. E parliamoci chiaro, se le due ragazzine non sono ancora tornate a casa e’ perche’ evidentemente sono “impossibilitate”. Anche per questo lei e’ in una certa misura responsabile.

    Ribadisco che sono d’accordo con lei, il modo in cui certe trasmissioni hanno usato brandelli delle sue opere, telefonate in diretta di ragazze (molto emozionate per essere finalmente in diretta TV e poter sentire la propria voce provenire dallo schermo in sala da pranzo) che dicevano di conoscerla, etc etc e’ disgustoso. Mi meraviglia che lei sia andato in quella specifica trasmissione, visto che si era gia vista da anni una certa deriva. Comunque non voglio ripetermi su questo. Dico solo che nonostante tutte le critiche alla TV e a certi giornalisti, lei resta quello che e’ e per sua stessa ammissione.

    Il mio giudizio e’ chiaramente legato al fatto che credo lei stia dicendo la verita’ anche se ne conosco solo una parte per ora.

  8. Nikkolo says:

    Caro Vento Bianco,

    Credo che la mia frase “parliamo del nulla” sia stata da lei fraintesa. Non intendevo offenderla, ma semplicemente constatare che i commenti su questo blog restavano fine a se stessi.

    Detto cio’, lei puo’ avere sicuramente la sua opinione e garantire “rispetto a prescindere”, ne ha il diritto. La mia opinione e’ invece che io non garantisco il rispetto a tutti a prescindere. Per esempio non lo garantisco a qualcuno che ammette di aver rapito due ragazzine di 15 anni, non lo darei a un omicida, un corruttore, un evasore, etc. Insomma, un bel po di categorie. Questo non significa che ammazzerei qualcuno o accetterei qualunque cosa si dica su una certa persona senza alcun filtro. Come puo’ ben notare dai miei precedenti interventi, pur non rispettando Accetti in quanto reo confesso, non accetto (mi scuso per il gioco di parole) che alcune trasmissioni lo dipingano come pedofilo o altre cose senza averne un briciolo di prova.

    Accetti non dice solo di essere stato uno dei telefonisti (si informi meglio) lui dice di aver fatto visita ad Emanuela almeno per i primi mesi e addirittura di averla portata a spasso per Roma con una parrucca. Inoltre Accetti ha anche detto ai Procuratori dove Emanuela si trovasse almeno fino a Dicembre del 83. Infine, egli ha detto che Emanuela ha dimorato per due anni (84-85?) a Neuphe-le-chateau. Mi dispiace contraddirla ma questo va ben oltre essere un semplice telefonista (che poi da quando il telefonista di un rapimento merita rispetto?).

    Io non ho bisogno di trastullarmi a parlare in maniera conviviale con un rapitore confesso come fosse la persona piu’ degna del mondo. Poi sa ognuno…

    • Vento Bianco says:

      Carissimo Nikkolo, ho espresso le mie idee sul rispetto, poiche a prescindere assume il significato che sino a che “nulla ” è dimostrato è degno di tale appellativo. Ho compreso benissimo che significato che lei dava al “nulla”. Comprendo benissimo le domande che potremmo fare….ma dato che io non do e non dobbiamo essere sicuri di nulla di questa storia, possiamo solo ascoltare e ipotizzare (non so poi se ne valga la pena poichè in questa storia si sono intrecciati e infiltrati troppi personaggi e si sono dette cose che andrebbero interpretate,,,si codici..su questo sono daccordo..ma se non conosciamo le chiavi..allora nessuna domanda è possibile. Lungi da me comunque offendermi..non conosco questa parola… anzi il contraddittorio lo reputo positivo. Sono convinto che Marco ed altri usavano dei codici… e allora fare domande su elementi che per noi identificano certi pensieri per altri dicono tutt’altro. Pertanto rimane difficile… per quanto mi riguarda non ricordo che Marco abbia detto di essere il rapitore..che abbia partecipato al prelevamento…forse…oppure mi sarà sfuggito… ma vede in questa storia i commenti non sono fine a se stessi..ho l’impressione che come tutte le storie necessita leggere fra le righe… e forse ….Io non posso valutare le dichiarazioni di Marco..poichè chi li ha mandati in onda li ha sezionati e ne ha invertite le parti mischiandone la cronologia…poi le dichiarazioni di Marco hanno duplici letture. Quello che ho capito è il suo apparire sulla scena per la morte del bimbo… e uno che viene condannato e scontato la pena e dopo 30 anni cerca di far riaprire il caso… è significativo. In questa storia necessita dipanare la matassa… ma quale sia il primo nodo è da chiarire.Quello che posso dire è che abbiamo una serie di puzzle che appartengono forse a tanti scenari..uno vero e altri falsi. Insomma non abbiamo niente (noi cittadini per valutare) e la sola cosa che abbiamo in valutazione… in tempo limite per la chiusura del caso e forse..Marco..che non sappiamo come inquadrare..c’è chi parla di mitomane (ma tenderei ad escludere) lui stesso di testimone…. persona informata sui fatti… abbiamo studiato i reperti arrivati nelle missive…. ma sensa codici è analizzare il nulla…ora sul filo del rasoio (chiusura del caso Orlandi) arriva M.F.A…. forse solo da lui può pervenire qualcosa… ma stiamo analizzando..un fil falla fine… il film va visto dall’inizio..obbiettivamente..ma nessuno lo fa..perchè..eppure in quei giorni…ci sono tante stranezze…dovremmo in un certo modo dimenticare le varie verità sottoposte ai media nei 30 anni… appuntare si..ma partire da quel giorno..se non nei precedenti..quelle sarebbero le domande da porsi. Se chi l’ha visto avrebbe mandato tutta l’intervista di seguito..forse… ma in un romanzo a puntate..ti dimentichi dei precedenti. Quello di cui sono sicuro che ora in tempo limite..molti si stanno muovendo per riaprire la storia…di emanuela… sta divenendo una sorta di gioco…al massacro… per questo penso che le domande possono essere travisate… sembra essere divenuta una sorta di moda… e pochi oramai cercano veramente la verità…. basta solo vedere gli interventi di tutti i gruppi…. si creano domande(giusto) ma quale occasione di fare quelle riflessioni qui in questo blog… sottoponendoli a Marco? Inizio a pensare che le emozioni e quella paura di cui parlavo sopra stia prendendo il sopravvento…e allora ..a chi giova… Cito”Io non ho bisogno di trastullarmi a parlare in maniera conviviale con un rapitore confesso ” io non so se sia tale…dovrebbe essere Marco a rispondere se sia un “rapitore confesso”… ma certo ora non credo possa pronunciarsi….come siamo abituati a vedere nelle trasmissioni televisive nelle tragedie diaboliche a cui abbiamo assistito. Ci hanno abituato “male” ci hanno fatto credere di esere giudici e ci fanno continuamente vedere attori… bene penso che Marco “sia un attore anomalo” ossia spiego meglio ..forse è più giusto che sia così. Questa storia io penso non sarà mai chiarita purtroppo fino in fondo… troppi..troppi personaggi scesi in campo… ma il tempo speriamo possa chiarire questa vicenda.
      Un abbraccio.

  9. Nikkolo says:

    Caro Vento Bianco,

    Se io insisto a porre domande al Signor Accetti e’ perche’ in una certa misura lo reputo attendibile. Non mi baso per questo su cio’ che dicono i vari giornalisti e le trasmissioni televisive ovviamente, ma sulla intervista che Accetti stesso ha dato proprio a CLV. Anche se si trattava di una parte della lunga intervista, alcuni passaggi sono piuttosto chiari. Dalle sue parole penso di capire che lei non ha visto quella puntata o perlomeno la parte in cui Accetti parla mentre si reca in Procura. Per cui quando parlo di un reo confesso, mi riferisco chiaramente a cio’ che Accetti dichiara. Ora delle due l’una, o Accetti e’ credibile oppure sta mentendo. In entrambi i casi non so quanto rispetto si possa dare in merito al suo operato. Vede io non credo molto al concetto di rispetto a prescindere. Non credo che un padre la cui figlia venga rapita possa nutrire rispetto per il rapitore, o se viene violentata per il violentatore, l’omicida e cosi’ via. Per cui tendo a pensare che il rispetto a prescindere lo da chi in quella situazione non ci si e’ mai trovato o nella migliore delle ipotesi una persona che riesce a controllare le proprie emozioni in una maniera quasi disumana. Forse mi sbaglio, ma preferisco non aderire a questa visione della vita per non essere contraddetto dalla vita stessa in futuro.

    Per tornare ad Accetti, visto che e’ possibile comunicare con lui, si puo’ tentare di farsi una idea di chi e’, quanto sa e se dice il vero senza doversi fidare, per i motivi suddetti, di giornalisti e trasmissioni televisive. Spero che ne sapremo di piu’ presto, ma chiaramente preferirei sapere direttamente dalla fonte cosa e’ successo alle due ragazze e se sono ancora vive (lo reputo altamente improbabile).

    A presto

    • Vento Bianco says:

      Caro Nikkolo,
      vorrei esprimere meglio il mio concetto di “rispetto a prescindere”…. è proprio la parola prescindere che è fondamentale… ossia voglio dire che sino a che i fatti non vengono chiariti con esatta certezza una persona è degna di rispetto…. è innocente sino a prova contraria. (questo in generale). Condivido sicuramente e decisamente che “un padre la cui figlia venga rapita possa nutrire rispetto per il rapitore, o se viene violentata per il violentatore, l’omicida” e via dicendo. Quello che intendevo era che sono contrario ai processi sommari… Proprio perchè ho visto e rivedo quelle trasmissioni mi permetto di ipotizzare una chiave di lettura diversa… le parole vanno analizzate nella loro totalità… nelle pause…nelle frasi tagliate dalla trasmissione..e in quelle mostrate… poi non è stata solo una la puntata dell’intervista… neanche io mi baso su cio’ che dicono i vari giornalisti e le trasmissioni televisive , ma sulla intervista che Accetti stesso ha fornito… ma è difficile da decifrare, o per lo meno di non facile interpretazione (a mio parere) poi se ognuno ne vuole dare un significato, certo possiamo…. ma il suo linguaggio a mio parere è codificato. a mio parere le chiavi di lettura sono rivolte ad altri, che possono comprendere perchè ne conoscono il linguaggio. E’ sicuramente attendibile ma ripeto..è l’interpretazione di quello che dice che forse è difficile. Comunque a volte ci sono dei linguaggi che pur non dicendo niente…parlano. Questa penso sia una storia in cui si usa il linguaggio delle forme…delle immagini…più che delle parole. Poi per quanto riguarda il porre domande potrei essere d’accordo ma comprendiamone la situazione in cui si trova Marco (..Procura) siamo abituati in altre vicende a veder sfilare attori con dichiarazioni che solo per andare in televisione o sfilare su you tube….si lui è un regista (cinematografico) forse conosce la trama di questa storia… penso stia lavorando al finale, sarà stato uno degli interpreti(?)…ma sicuramente ora cerca di non “sfilare”…sta chiamando qualcuno o qualcosa…a comparire… chi sia o cosa sia per ora non è dato sapere. Quello che per ora traspare è che si sia presentato..anche se non chiamato…penso sicuramente avrà i suoi motivi.. Lei si chiede “non so quanto rispetto si possa dare in merito al suo operato”… a mio parere al di la di tutto il rispetto per qualcuno che abbia risollevato il caso (stava per essere archiviato) e necessita aspettare per poter dare giudizi…. poi magari il rispetto….
      Per l’ultima domanda da lei posta “preferirei sapere direttamente dalla fonte cosa e’ successo alle due ragazze e se sono ancora vive (lo reputo altamente improbabile)” a mio parere stando all’intervista,(basandomi solo su quella) sono vive…altrimenti come lui dice “avremmo dovuto uccidere tutte le ragazze coinvolte” (affermazioni citate davanti al cancello della procura). Poi se questo sia una frase codificata o meno…non posso esprimere un giudizio…per ora
      Felice giornata.

  10. Vento Bianco says:

    In attesa della Memoria N°2… Felice serata Marco!

  11. Vento Bianco says:

    Circolano delle strane voci che in questo blog sia lo stesso Marco a parlare attraverso le identità di Vento Bianco che potrebbero essere la stessa persona… perchè “Però che strano Accetti, parliamo di cose scritte da lui e non si fa sentire. Non so poi se vi siete accorti di Vento Bianco, che gli risponde di nuovo usando le stesse pause e lo stesso modo di scrivere, intercalato però da puntini di sospensione.” Qui posso affermare che valutare l’identità di una persona si riconosce…dai puntini di sospensione… beh… e poi qui si parla di cose scritte da Marco…e… nessuno si fa sentire. Io penso che la domanda che si pone è più logica qui. Come ho già precisato i puntini di sospensione fanno parte della lingua italiana (chissà oramai dimenticata?)
    Dicono che qui Marco “se la canta e se la suona”…. ma ensate veramente che una persona apre un blog..per fare un dialogo da solo? Pensate e riflettete…. e se volete partecipate… non restate nell’ombra. Un abbraccio da Vento Bianco e un caro saluto a Marco (che non ho mai conosciuto ed ero in quel gruppo prima che lui comparisse). Ah dimenticavo si ipotizza che forse anche Nikkolo (scusami) sia sempre MFA!!! P.S. Chiedo scusa, ma i puntini di sospensione continuerò a metterli se il discorso lo richiede (nel mio linguaggio corrispondono alle pause fra le parole. A me piacciono i discorsi intervallati da pause….

    • Vento Bianco says:

      Qualcuno ha detto…. “Ma lui li usa per far credere che siano due persone diverse (MFA e VB n.d.r)… Dovrebbe usare terminologie diverse… Capita a tutti di parlare con se stessi. La cosa preoccupante é che si risponde da solo.” Beh… io mi preoccuperei se dovessi fare queste asserzioni… ecco come nascono le le leggende metropolitane…. magari vado anche io a CLV…. hai visto mai che anche loro… lo dico solo per sdrammatizzare. Penso sia chiaro che io e Marco siamo due persone distinte…. ho fatto queste precisazioni sempre per rispetto a Marco, avrebbero aggiunto un altro argomento di discussione nei suoi confronti….ecco come 2 o 3 persone…asseriscono cose…poi si amplifica il tutto e diviene reale…così forse va il mondo… “ma lo sai che Marco si è fatto un blog e si è diviso in 3 e se la canta e se la suona…. si lo ò è vero” e allora li giù a studiare il suo carattere psicologico…. è chiaro che non è andata proprio così ..ma poteva finire così… pertanto prima di parlare… vi prego…dai… poi se invece voleva essere una “provocazione” ….usiamo l’intelligenza. Buonanotte a chi legge….

  12. Nikkolo says:

    Caro Vento Bianco, non so quale mente geniale sia giunta alla conclusione che tu o io o entrambi potessimo essere in realta’ MFA sotto mentite spoglie. Non credo valga la pena commentare oltre visto che mi sfugge completamente la ragione per cui MFA dovrebbe comportarsi in questo modo schizofrenico. Lasciamo perdere e andiamo avanti, molte persone amano sentirsi parlare o vedere nero su bianco l’impronta della propria intelligenza. Mi piacerebbe che MFA intervenisse maggiormente sul suo blog. La prossima volta che scrivi qualcosa Vento Bianco firmati con la tua veea identita’ per favore, io staro’ attento a non fare la stessa cosa, altrimenti scoprirebbero l’inganno. Ora scusami ma vado a parlare un po allo specchio…ultimamente….l’ho trascurato…..
    A presto

    • Vento Bianco says:

      Caro Nikkolo… lo specchio…. si anche io l’ho trascurato e ti seguirò. Certo invito Marco ad introdurre argomenti di cui possiamo scambiarci idee per rendere interessante questo blog (non vorrei che ora che abbiamo citato lo specchio ci identificassero Nikkolo)
      A presto Nikkolo…. a presto Marco…

  13. Andrea Vanni says:

    Buongiorno a tutti voi. Ritengo assurda l’ipotesi che Vento Bianco, e Marco , siano la stessa persona. Eppoi a che scopo ? mettiamo certe bizzarre ipotesi da una parte, e cerchiamo di ragionare di cose serie. Mi son permesso di scrivere direttamente qua sul blog di Marco, perchè una cosa mi ha colpito di lui. La poesia sulla “Morte”. Mi ha colpito la sua descrizione della morte, nel definirla ” santità”. Forse intendeva pure dire che la morte è liberazione, di una vita materialistica dedita al solo consumo, ed alla sofferenza fisica. Ecco..è qua che io noto una contraddizione: Dio stesso ci ha donato la vita,e non la morte. La morte è dannazione, tragedia, perchè ereditata dal peccato originale. La mia visione della morte è puramente di un credente, e ritengo Blasfeme certe attribuzioni della morte, citate nella poesia di Marco. Con questo ripeto, che ne sono stato molto colpito, dalla sua leggiadria, nello scrivere su di un argomento, che per il più delle volte è considerato un grosso tabù. A presto.

  14. Vento Bianco says:

    Ciao Andrea. Sulla Morte ci sono diverse filosofie di “pensiero”. Tu dici “Dio stesso ci ha donato la vita,e non la morte…La morte è dannazione”…perchè ereditata dal peccato originale. La storia in genere ci riporta visioni contrastanti sulla vita e sulla morte… vedi i Catari e altri pensatori. Dio ci ha donato la vita… qui inizia il primo dilemma che ci fa porre la domanda quale Dio? Poi analizzando i due antipodi nascita e morte dal punto di vista spirituale…come vanno inquadrate… dal punto di vista spirituale la morte non può essere vista come “dannazione” ma altresi “liberazione”.. E’ la materia che imprigiona lo spirito. Per alcuni la vita è un mezzo di espressione per vivere esperienze prefissate la morte è il derivante di tali esperienze. Poi da credenti..un ampio significato della morte lo ha dato lo stesso Cristo…. a mio parere non l’aveva vissuta come “dannazione” anzi…Pertanto potrebbe essere considerata in modo diverso da quello che la nostra umanità pone nella nostra mente. Certo se noi considerassimo la vita fine a se stessa senza un proseguimento del cammino dopo la morte, ossia affrontassimo con tale convinzione rinnegando la nostra spiritualità …beh certo potremmo asserire la morte come condanna. Ma allora nascere vivere soffrire gioire …vivere 1 anno o 100 anni ..quale senso avrebbe… è tutto inutile nell’eternità. Io rifletterei come credente sulla morte con una prospettiva diversa non considerandola un grosso tabù…. analizzando per esempio le parole di Gesù (lungi da me essere bacchettone) molto illuminanti…seguirne il percorso sino alla morte sulla croce e poi magari scoprirne anche ..la santità. Questo un aspetto… l’altro aspetto della mia idea puoi trovarlo come commento sull’argomento “la Morte”. In effetti e concludo ci sono due possibili correnti di pensiero…la morte è lo spirito e la morte e la materia. Analizzare tutto in relazione alla materia…. mi pongo la domanda a quel Dio che ha creato la vita… ma se la morte è dannazione..cosa hai creato a fare la vita?

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