Considerazioni

Il Dtt. Franco Ionta è un’illustre giudice, con trascorsi cospicui nella Procura e nell’attività di antiterrorismo. Fu lui a rappresentare l’accusa, nel processo di primo grado per l’investimento della pineta, ed a chiedere la condanna per il solo omicidio colposo, e non volontario. Per cui gli altri due gradi di giudizio, appello e cassazione, si svolsero nei confronti del solo reato di omicidio colposo.

Il Presidente di Corte d’Assise, il giudice a latere e la giuria popolare, sono un corpo separato dal Pubblico Ministero, l’accusa. Ed ambedue mi hanno assolto da ogni sospetto di omicidio volontario già al primo grado. Ora sono stati sostituiti dagli autori del noto programma Rai trash del mercoledì sera, che “indagheranno” in nome di chissà quale mai competenza giudiziaria, tale da permettersi di competere con le suddette autorità professionalmente qualificate.

L’accanimento a tutto campo e sul piano personale riservatomi dalla trasmissione di Rai3 non risulta, a detta di taluni intenditori, essere mai stato indirizzato nei confronti di altri personaggi trattati dalla stessa.

E questo conferma ulteriormente i miei sospetti riguardo un probabile suggerimento da parte di una non meglio identificata autorità a ricondurre ogni responsabilità su di un isolato soggetto.

Né si può ricondurre il suddetto dolo ad un mero tentativo di alzare “l’ascolto”, in quanto questo era comunque per loro assicurato dai molti elementi storici che io apportavo nel racconto.

La perizia non esclude che il flauto possa essere quello della Orlandi, e molti sono dimentichi che le compatibilità dello stesso con i ricordi dei familiari, quali il modello, l’astuccio, il colore dell’interno, costituiscono di per sé un indizio. Inoltre è incongruente che io possa aver comprato un flauto usato, già riportante nelle sue condizioni un’usura determinata da molti anni di mala conservazione o, più inverosimilmente ancora, ne abbia appositamente fatto invecchiare uno nel torno di molti anni.

Mi è arrivata una critica riguardo il fatto che io avrei usato un furgone con una targa riconducibile alla mia persona, durante un’operazione nella quale sarebbe stato più opportuno usare mezzi coperti. Questo denota la puerilità e la disinformazione altrui. Quel mezzo risultava appartenere ad una società di spettacolo televisivo della famiglia di mia moglie. Io ero un fotografo ed avevo sul suddetto furgone attrezzatura fotografica. Tutto ciò conferiva una parvenza di “normalità”.

E comunque mai si sarebbero dovuti usare, senza grave necessità, documenti contraffatti. Tutto doveva sempre apparire “naturale”.

Nella puntata della trasmissione Rai del 15 maggio fu intervistato il console uruguyano dell’epoca, Octavio Brunigni, il quale dichiarava che furono riscontrate sotto le unghie del ragazzo tracce di sangue e di pelle. Ciò confligge con i risultati dell’autopsia e con ogni risultanza dell’istruttoria e del dibattimento. Il suddetto console è stato querelato per grave diffamazione.

Gli autori del programma hanno autorizzato la messa in onda di tale dichiarazione senza verificarne l’autenticità, pur avendo a loro disposizione l’incartamento processuale. Questo è criminale.

 

Il “protagonismo, presenzialismo, il narcisismo, l’amare apparire”, sono degenerazioni “dell’essere”  pubblico e della comunicazione.

Io credo di avere sostanzialmente e quindi legittimamente qualche cosa da dire, in ordine giudiziario, culturale ed artistico.

Personalmente, al di là dell’esperienza del ’99, non sono mai “apparso” all’interno di una società mediatica esasperata, che offre innumerevoli occasioni di presenza.

Si dice io non abbia fornito riscontri, ignorando che questi sono posti sotto il riserbo istruttorio. Ecco la telecrazia: ciò che non avviene nell’agone mediatico – televisivo non deve esistere. Nessun rispetto per gli altri, i lontani dai palcoscenici e dai clamori. E questo in tutti i molteplici aspetti del nostro consorzio umano.

Non ho mai cercato per le mie opere un riconoscimento “istituzionale”, né tanto meno  foraggiamenti. I premi, i “red carpet”, sono il mangime che il padrone del profitto getta ai suoi domestici animali pseudomoderni. Considero l’arte vera assolutamente eversiva.

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2 Responses to Considerazioni

  1. Vento Bianco says:

    Un caro saluto Marco e grazie delle “precisazioni” che hai posto su questo blog… reputo molto chiaro nel linguaggio e nella forma… poi sai chi vorrà comprendere il tuo pensiero e liberarsi dai “condizionamenti”… ora ne ha la possibilità. Poi…

  2. Anna54 says:

    Posso concordare su molte cose, sig. Accetti, tranne forse su una. Lei si rammarica, se ho ben capito, per il fatto che da più parti le viene rivolta l’accusa di non aver fornito “riscontri”, ignorando che i riscontri ci sono, e si trovano sotto segreto istruttorio. Da ciò fa discendere una serie di considerazioni sull'”agone mediatico”, che condanna e assolve, nel giro di una puntata settimanale, tanti protagonisti delle nostre cronache giudiziarie.
    A questo punto vorrei dirle che questo, per lei, doveva essere un rischio calcolato, nel momento stesso in cui ha deciso di crearsi un “momento mediatico” che doveva servire a suscitare il clamore necessario attorno alla nota vicenda del bambino di Ostia. Ha scelto di confrontarsi coi Media, lo afferma lei stesso, a suo rischio e pericolo: non poteva certo aspettarsi che certa opinione pubblica, ultimamente molto attenta alle notizie di cronaca, e per di più desiderosa di conoscere una buona volta la verità sulla vicenda Orlandi, chiudesse un occhio sul fatto che le sue clamorose rivelazioni mancassero di consistenti elementi probatori: di false piste, in questi anni, ce ne sono state tante, e la sua poteva rivelarsi una di queste. E che “altre” prove si trovassero sotto segreto istruttorio non l’hanno capito in molti, mi creda, sull’onda della grande curiosità suscitata inizialmente dal ritrovamento del flauto, e dall’attesa (delusa) per i risultati della ricerca del DNA.

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