Considerazioni 2.

Non necessariamente un rappresentante della stampa è dotato delle capacità analitiche profonde indispensabili ad una ricerca investigativa.

Gran parte di costoro ha come la necessità impellente di riempire una pagina, anche televisiva a nocumento di tutto quel che merita completezza d’informazione e dignità di giudizio.

Forse nella consapevolezza che una informazione vera o falsa, risulti essere, tutto sommato, la medesima cosa. Nel senso che i lettori comunque comprano, guardano e leggono.

Inoltre “appoggiare” poche notizie su di un eccessivo sommovimento emozionale non può che ottundere l’analisi razionale e il senso critico, aprendo la porta d’accesso dell’inconscio, del pulsionale, per impiantarvi opinioni  ed indurre a comportamenti.

La famiglia Garramòn cerca il responsabile o “un responsabile”? Nella prima ipotesi non dovrebbero presenziare in ambiti televisivi dove apertamente si travisano ed occultano gli atti del processo che li riguarda e che dovrebbero ben conoscere, a svantaggio, per l’appunto, di ogni ricerca di verità. Emblematicamente avvallano l’episodio inerente alla “domestica”, indotta dalla nota trasmissione a compiere falsa testimonianza. Inoltre, né loro, né tantomeno il loro legale mi hanno mai cercato per ascoltarmi in un confronto.

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8 Responses to Considerazioni 2.

  1. Vento Bianco says:

    Questa considerazione Marco è abbastanza profonda…è un pò quello che accennavo sull’altro post… è sintomo ed effetto di uno stato di cose che oggi è accettato come normale. Ecco quando dicevo … “a chi interessa la verità”….era detto in generale… tutto viene dato per scontato e l’importante è scrivere..ma solo se si è sollecitati… poi corrisponda o meno…importa poco..
    Poi tutto è imperniato sullo stato emozionale di chi legge… è una tecnica usata..per attirare l’attenzione e deviarne i veri indizi… allora nascono tante convinzioni e tante verità…diviene facile porre all’attenzione i “cattivi” e così facendo , come dici “si apre la porta all’inconscio, del pulsionale, per impiantarvi opinioni ed indurre a comportamenti.” e tutto avviene reale… poi si aggiungono depistaggi, gli avvoltoi si accaniscono sulle prede presentate…e tutto diviene confuso… poi un fenomeno odierno è la presenza di troppi testimoni che in ritardo si ripresentano o presentano sulla scena…ed è difficile da valutare… ma molto è dovuto a questo nuovo “idolo” ..la telecamera…divenire famosi…certo non tutti ma è difficile valutare…ma a voltre spinti da questo impulso ..alcuni inevitabilmente commettono errori…dovuti alla troppa leggerezza di una realtà creatasi per induzione…poi sembra che tutti abbiano scrupoli…. ma per tanti assurdamente c’è anche l’impulso di postare sempre e comunque su you tube..sempre il fascino della telecamera… e quello che è deprecabile..e che divengono fenomeni reali..poichè questi personaggi entrano totalmente in quelle convinzioni….”Cercare il responsabile o “un responsabile”?” …oggi appare drammaticamente la seconda ipotesi…così…la facciamo finita… Non è giustizia questa… difficile anche definirla. certo il fenomeno della governante è appare abbastanza emblematico…contro per lo meno il mio modo di pensre..e la trasmissione lo ha analizzato solo da una prospettiva mirata….non è informazione…l’informazione si attua ponendo interrogativi… valutando questa ipotesi ma anche le altre più “normali” ma se si analizzassero le cose normali…non farebbe ascolto… e allora inizi con la notizia “clamorosa testimonianza”…ma chi ha ascoltato attentamente… vede si qualcosa di clamoroso…ma non in quel senso… penso che ne sentiremo parlare ancora..ma forse non con questi presupposti. Ma rimangono sempre le idee che possono sciogliere i nodi intricati di una matassa. Io poi non so se allora quell’episodio raccontato ora dalla governante fu sottoposto ai magistrati… e capite che dopo 30 anni ricordare un fatto di quella importanza…è alquanto dubbio… Certo vorrebbero capire chi ha trasportato il povero Josè nella pineta… se fosse vero l’evento ora raccontato dalla governante sarebbe facile ipotizzare che fosse M.F.A. e su questo stà indirizzando la trasmissione… almeno chi vede legge in questa chiave…Allora siamo di fronte ad uno sprovveduto(scusa Marco) che avrebbe “volato” per arrivare ad un’ipotetico appuntamento(a meno che avesse la palla di vetro) per poi fare cosa… beh si caso di pedofilia lascia trasparire la trasmissione… e allora tutti sarebbero contenti poichè potrebbero dire…era come dicevo io. Ma Marco continua ad essere uno sprovveduto… poichè è lui che vuole far riaprire il caso….certo dirà qualcuno è un …mitomane… e tutti felici e contenti. Ma è vera giustizia. Marco a mio parere…non è uno sprovveduto ed io forse sono uno dei pochi a credere,, che quanto da lui affermato inizialmente era porre luce sul caso del bambino corrisponda a verità…certo la mia è solo una sensazione…ma io ho imparato che vivere di sensazioni è importante nella vita…. vivere di sole emozioni è a mio parere fermante. Certo se si dovesse scoprire che la testimonianza della governante non corrispondesse agli eventi…beh..tutto diventerebbe ancora più complesso.

  2. Nikkolo says:

    “Non necessariamente un rappresentante della stampa è dotato delle capacità analitiche profonde indispensabili ad una ricerca investigativa”….Non potrei essere piu’ d’accordo su questa definizione. Poi ci sono anche quelli che non se ne fregano niente del caso, ma ci mangiano sopra e per farlo incollano qualche evento del passato con qualche sua dichiarazione e cementano il tutto con la loro presunta genialita’. Il risultato sono articoli contorti che annunciano l’ennesima svolta o soluzione del caso, ma in fondo hanno la consistenza del buchi nell’Emmenthal. Ho appena letto altrove che la Sciarelli ha pubblicato un libro nel 2007 con Mancini, il famoso accattone. Non lo sapevo, pero’ mi ricordavo del risalto dato a Mancini dalla trasmissione di rai3 nel 2006. A quelli che ancora difendono la trasmissione vorrei davvero chiedere come mai nel libro non si parla per niente della Orlandi. Mah, ormai e’ tutto un business stile americano (pero’ li se i giornalisti fanno porcate del genere poi addio carriera).

  3. Anna54 says:

    Considerato che il Sig. Accetti mi ha invitato a leggere il suo blog, entro volentieri nella discussione e dico la mia. Premetto che il mio interesse per la persona ‘Accetti’, sorto al momento del ritrovamento del flauto di Emanuela, è andato scemando, e si è trasformato in incredulità mista a rabbia, quando è stato svelato il collegamento fra MFA e la morte di Josè Garramòn: che c’entra adesso questa lugubre storia, mi sono detta, con le storie di Emanuela e Mirella..? Perché, se sulla vicenda delle due ragazze ci sono pochissime certezze, ancora oggi dopo 30 anni, sulla vicenda di Josè c’è un pò più di luce, non foss’altro perché abbiamo un cadavere e un colpevole: e il colpevole di questa morte, incontestabilmente, è proprio lui, Accetti, per sua stessa ammissione… Sfuggono ancora i particolari, i legami, le circostanze che portarono Josè e Accetti ad incontrarsi nella pineta di Ostia, e soprattutto, sfuggono i motivi per cui la Corte d’Assise, a suo tempo, non ritenne di approfondire le motivazioni per le quali un bambino di 12 anni si fosse trovato a tale distanza da casa sua, a quell’ora tarda della sera, per andare a morire come un cane sul ciglio di una strada: ma tant’è….
    A questo punto, Chi l’ha visto o non Chi l’ha visto, ho messo in moto le pur scarse facoltà intellettive, come d’abitudine, e sono addivenuta ad alcune possibili ipotesi (alcune delle quali il Sig. Accetti già conosce, e ha già contestato in altra sede): se dirò altre inesattezze, spero di essere corretta dal diretto interessato.
    – MFA ha affermato che quel giorno percorse viale Cristoforo Colombo in direzione Ostia, non nascondendo, quindi, di essere passato molto vicino alla via percorsa da Josè, di ritorno dal barbiere; questo ovviamente, non significa automaticamente che fu lui il sequestratore, ma al tempo stesso non ci aiuta ad escluderlo;
    – c’è da dire che un eventuale ‘sequestro con premeditazione ‘ avrebbe richiesto un quadro leggermente diverso, e cioè, quantomeno: un lavoro di appostamento presso l’abitazione di Josè, per monitorare i suoi spostamenti ed accertarsi che uscisse di casa da solo; la presenza non di una sola, ma almeno di due persone, una delle quali facesse da “palo” mentre l’altra guidava il mezzo di trasporto che doveva servire al sequestro; una precedente conoscenza e frequentazione del bambino, in mancanza della quale, a mio avviso, il sequestro non sarebbe stato giustificato, oltre ad essere materialmente più difficile (un bambino piccolo sale sull’auto di qualcuno, solo se lo conosce e se si fida di lui);
    – Accetti ipotizza, se ho finalmente capito bene, che la presenza di Josè in quel punto della pineta potrebbe non essere stata casuale, ma essere stata orchestrata da qualcuno che lo conosceva, e che voleva in qualche modo nuocergli coinvolgendolo in un omicidio: questo punto in verità non mi è ancora molto chiaro (di chi avrebbe dovuto trattarsi..? Come avrebbe potuto calcolare con tanta precisione il tragitto di MFA e quello del bambino a piedi..? ), e ho spesso pensato che Accetti avesse accampato questo dubbio semplicemente per allontanare i sospetti da sé: non sarebbe forse più semplice per tutti, a questo punto, ipotizzare che Josè abbia voluto fare una “fuga” da casa, finendo poi per perdersi nella pineta, spaventatissimo…?
    – ultimamente, Accetti rettifica la prima deposizione, affermando che in realtà scese dall’auto e si avvicinò al bambino, per verificarne le condizioni: a questo punto, accertatane la morte, decise di ripartire immediatamente per Roma. Qui viene fuori un nuovo elemento, e cioè l’impossibilità di svelare alle forze dell’ordine la sua presenza all’interno della pineta di Ostia, per una serie di motivazioni che forse dovrebbe ricordarci lui in prima persona (perché io mi sono resa conto di non averci ancora capito niente)…. La mia obiezione, anzi, le MIE obiezioni a questa ricostruzione dei fatti: perché non cercare, appena possibile, un telefono pubblico per chiamare un’autoambulanza, magari in modo anonimo, e segnalare la presenza del bambino…? E poi: come riuscire, dopo un fatto così terribile e traumatico, a tornare a Roma come se niente fosse, preoccupandosi -sembra- soltanto di recuperare l’attrezzatura fotografica lasciata nei dintorni del furgone..? Non c’è un’apparente freddezza, anaffettività quasi, nel comportamento sopra descritto..?? Oppure non è stato detto ancora tutto…?? Quindi, il mio dubbio è: l’omicidio potrebbe essere stato volontario..? Josè potrebbe essere riuscito a fuggire dal cofano del furgone, e magari, nel tentativo di recuperarlo, MFA potrebbe averlo (anche involontariamente) investito e ucciso…?? Purtroppo all’epoca dei fatti non esistevano i test del DNA, ma oggi, forse, ci sarebbe stato possibile sfatare questo dubbio, sottoponendo ad analisi tutti i pavimenti e le tappezzerie del furgone, alla ricerca di tracce biologiche del bambino all’interno, e non solo all’esterno, del mezzo….
    – E ora, sulla faccenda della governante dalla memoria lungo/corta: le cose sono due. Se ciò che lei ricorda è reale, il cerchio si stringerebbe attorno al Sig Accetti, perché significherebbe che ha mentito su più di una circostanza relativa a Josè; se invece la governante “crede” di ricordare, ma non ricorda affatto, siamo al nulla di fatto e al possibile reato di calunnia; ma infine c’è una terza ipotesi alquanto suggestiva, e cioè, la governante mente sapendo di mentire, perché…?? Non so chi dei partecipanti a questo blog ha scritto, da qualche parte, che una governante che lascia un bambino di 12 anni a vagare da solo per Roma a quell’ora di sera, d’inverno, sembra un pò strana: di certo lei aveva altri bambini da badare, e quindi poteva essere giustificata; ma se fosse stata lei, il “palo” incaricato di avvisare il sequestratore dell’uscita di Josè…? Quale miglior ‘talpa’, di un’infiltrata in casa Garramòn…?? Ovviamente è un’ipotesi fantascientifica, anche perché la conoscenza della famiglia con la governante risaliva a lunga data: ma il fatto che lei, oggi, affermi di aver ricevuto una ‘strana visita’ da un fotografo, che doveva ‘consegnare delle foto dei bambini’, e che individui nel Sig. Accetti quell’uomo, a distanza di 30 anni, è abbastanza fantascientifico anch’esso…
    – aggiungo, per chiarezza, una mia ulteriore riflessione. E se quella persona si fosse presentata davvero a casa Garramòn, e se fosse stata davvero MFA…? Lui ci ha detto di no, assolutamente, che non era lui: ma mi si permetta di dire che sarebbe apparsa strana qualunque altra affermazione; ancora, la governante avrebbe potuto rimuovere l’evento dalla memoria, semplicemente, perché si convinse di un errore di persona del fotografo, nel suonare alla sua porta: e potrebbe aver ricollegato gli eventi solo oggi, a 30 anni di distanza, proprio perché si sta parlando insistentemente di ‘un fotografo’…. Cosa avrebbe potuto consegnare il fantomatico sig. Accetti a casa Garramòn..? Lavoriamo di fantasia: l’aveva già incontrato altrove, e gli aveva scattato qualche foto, magari insieme ai suoi compagni di scuola..?? Voleva consegnare quelle foto ai genitori, magari soltanto per farsi conoscere e per farsi rilasciare il permesso di fotografare ancora il bambino..?? Voleva prendere confidenza con i genitori, per guadagnare così anche la fiducia di Josè…?? Purtroppo non ci sono più le “prove” per o contro questa o quella ipotesi, se non le affermazioni del diretto interessato, che ringrazio nel caso voglia fornirmi alcuni dei chiarimenti richiesti….
    Saluti a tutti
    Anna

  4. Andrea Vanni says:

    Cari amici, è chiaro che Marco, ci stia dando dei particolari molto interessanti, anche su come agisce una certa opinione pubblica. Intravedo nei suoi post ,dei messaggi che forse ci vuol dire qua sul suo blog. Spetta al nostro intelletto ed alla nostra attenzione, cercare di comprenderli. A presto.

  5. Andrea Vanni says:

    In effetti un particolare che ha colpito pure me, è quello di perchè la Corte D’Assise, non sia sia posta la domanda, di cosa ci facesse un bambino, così lontano da casa, e che non abbia dato ancora un volto a chi ci portò il bambino in quel posto. Ci chiediamo poi, cosa centri il caso del bimbo, con quello di Emanuela….una cosa forse, secondo me, hanno in comune : i tanti depistaggi e misteri, che ancora dopo trenta anni, tornano prepotentemente alla ribalta. Su questo dovremmo riflettere….

  6. Vento Bianco says:

    Buongiorno a tutti! l’analisi fatta da Anna (benvenuta fra noi) a mio parere molto significativa e degna delle migliori investigazioni ed analisi sulle varie prospettive… poi sarà Marco se può e desidera dare risposte. Anna tu citi “il mio interesse per la persona ‘Accetti’, sorto al momento del ritrovamento del flauto di Emanuela, è andato scemando, e si è trasformato in incredulità mista a rabbia, quando è stato svelato il collegamento fra MFA e la morte di Josè Garramòn: che c’entra adesso questa lugubre storia, mi sono detta, con le storie di Emanuela e Mirella..?” E’ è la stessa domanda che si pone Andrea “Ci chiediamo poi, cosa centri il caso del bimbo, con quello di Emanuela…?”. Per quanto riguarda il mio pensiero…ascoltando le interviste iniziali di Marco, al di là del ritrovamento del flauto… quello che mi colpì ..fu la sua dichiarazione di essere intervenuto nella vicenda di Emanuela.. avendo come obbiettivo ..sottoporre il caso di Josè (per i motivi da lui espressi…) pertanto quello che io percepii in quel momento fu la domanda opposta: cosa centra la vicenda di Emanuela con la morte del piccolo Josè… questa la mia prima sensazione…che tuttora permane…

  7. Andrea Vanni says:

    “Come obbiettivo…sottoporre il caso di Josè”. Chiarissimo come l’acqua di sorgente. Ha ragione Vento Bianco…la domanda va posta al contrario. Per molti potrà sembrare un particolare del tutto irrilevante, ma secondo me è molto significativo.

  8. Andrea Vanni says:

    A parte lo stesso periodo storico, i destini di Emanuela e del giovane Josè, sembrano distanti fra di loro. Ma allora perchè Marco, Parla di Emanuela e poi tira fuori il caso del giovane uruguaiano? Una cosa, quando venni a conoscenza del fatto di cronaca trentennale, della morte del bambino, mi colpì.IL bambino non era un bambino “comune”. Era figlio di un diplomatico. La politica estera di quel periodo, era molto in subbuglio. Centra qualcosa che il piccolo quindi, fosse figlio di un diplomatico? insomma cari amici, come Emanuela è scomparsa, ci deve essere una ragione logica a tutto questo. Io non credo alla ipotesi fatta dal giornalista Nicotri, che pur essendo un grande professionista, a me non mi convince. C’è sotto qualcosa di più intricato e di logico, sempre se può esser logico far sparire una giovane ragazza. Come con la morte del piccolo Josè….non può esser avvenuta per un semplice caso. Anche perchè resta una domanda di fondo ; di sera d’inverno, come può un ragazzino ritrovarsi a molta distanza da casa?

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