Ultima e nuova considerazione sulla tv di Stato.

L’episodio del nomade condotto nella pineta per essere filmato, è stato, come tutti gli altri episodi riferiti a codesti giornalisti, completamente mutilato della sua parte chiarificatrice, che il giudice Capaldo conosce da tempo nella sua interezza. La Sabrina Minardi lo racconta, giustamente ambientandolo nel 1983-84 nella pineta di Castel Porziano, ma trasfigurandolo, modificandone la realtà per suoi motivi di cui non sono a conoscenza e rendendolo impropriamente un fatto omicidiario. L’episodio del nomade Bruno Romano si verifica diversamente nel 1996 e di questo fatto non sono assolutamente a conoscenza.

Ogni commissariato di ogni quartiere della città di Roma riporta nei suoi schedari (e questo è immaginabile) centinaia e centinaia di casi di adescamento avvenuti nel corso degli anni. Veniamo a conoscenza esclusivamente del caso della suddetta ragazza di Montesacro, che riferisce di un tentato approccio avvenuto circa trent’anni fa, per il solo fatto che è stata lei a mettersi in contatto con la televisione di Stato.

Suggerisco di cercare ogni similitudine con la mia persona in tutti i fatti di cronaca violenta intercorsi dagli anni ’70 ai giorni nostri per la produzione di innumerevoli puntate con tanti sponsor pubblicitari.

Come si costruisce una falsa testimonianza.

La donna di Montesacro racconta nella puntata della televisione di Stato del 26/06 che intorno al 1986 un uomo cercò di adescarla a bordo di una macchina, dentro la quale lei intravide una “cartellina celeste con intorno dei fogli – documenti”. La donna ha dichiarato che prima di fare questa testimonianza ha fatto una ricerca sulla mia persona.

Accludo un articolo apparso sul Corriere della Sera del 25 aprile 2013, a firma di Fabrizio Peronaci, che racconta come io uscendo dal Tribunale recassi con me “una valigetta celeste piena di documenti”.

valigetta celeste

Intanto ritengo questa testimonianza appartenere a persona dalla memoria ferrea, in quanto rammenta un particolare vissuto ventisette anni prima, e fa il paio con la testimonianza della governante dei Garramòn che ricorda un volto intravvisto attraverso la fessura di una porta per pochi secondi, il tempo di aver ascoltato una semplice frase, e sempre dopo il lasso di tempo di ben trent’anni.

Queste testimonianze dovrebbero essere raccolte in luoghi deputati quali commissariati e Procure, per essere sottoposte al giusto vaglio inquirente, e non esibite mediaticamente senza controllo alcuno.

La televisione di Stato come palcoscenico per i sospetti, le insinuazioni, le allusioni.

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11 Responses to Ultima e nuova considerazione sulla tv di Stato.

  1. legaitalia says:

    Come mai è stato mostrato il suo volto ieri sera? Fino alla puntata precedente era oscurato. La tutela di chicchessia non andrebbe conservata fino a prova contraria? Lei ha dato il consenso?

  2. Vento Bianco says:

    Note sulla trasmissione di ieri sera…..Alla “ricerca della verita”…. o come ti costruisco una verità… ad un osservatore attento appare uno…spettacolo… come ti introduco l’argomento…incidenti stradali… entriamo nel linguaggio subliminale della storia… costruita… abile ma “scarsa” regia… montaggio di scene e testimonianze… ora risvegliate… ora tutti ricordano e collegano… perchè indirizzare i media in questa direzione… spettacolo deprimente e censurabile intellettualmente… indagini pilotate…costruite…
    Mostrato a pieno volto, in risposta alla trasmissione di RR…. quando la polemica divampa..tutto deve essere esclusiva… quando termina …. a ruota libera… e tutto questo… nel rispetto degli osservatori?

  3. Vento Bianco says:

    Poi viene rimarcato… il tipo di auto… sembra apparire come una sorta di codice subliminale..che guarda caso…. una 127… Ma perchè queste persone non forniscono le loro versioni agli inquirenti…spero lo abbiano fatto prima di comparire sulla scena…che oramai appare una sorta di rappresentazione teatrale atta ad indirizzare verso un labirinto senza uscita… Si. Dicevamo alla “ricerca della verita”…. ma quale verità? Strano modo di porre analisi e tipologia di indagini… necessita separare il reale dall’irreale… ammesso sia possibile….ma chi saprà mai farlo? la partita continua….

    • Vento Bianco says:

      Una persona dalla memoria ferrea…. e la ricostruzione
      “..lavorava nel cinema e stava cercando una ragazza(?) come me(aveva 11 anni) per una parte nel film con Gianni Morandi”
      “Ricordo che aveva solo una cartellina di plastica azzurra sul sedile accanto a lui e dei fogli messi in modo disordinato e che la macchina rosso scuro poteva essere una fiat 126 o 127”
      “Aveva una voce profonda….molto calma…parlava lentamente”…
      Nella ricostruzione appare come un ragazzo con la barba…. Un certo tipo di barba (che non è citata dalla testimone anzi dice lo stesso giorno di non ricordare nulla del suo viso) che sembra assomigliare alla foto… ormai famosa… troppo somigliante
      “Ascoltando la sua voce …le sue pause…”
      Sarà la Magistratura che stabilirà… certo però questa testimonianza appare abbastanza singolare e se permettete… la ricostruzione… lascia trasparire qualche riflessione,,,
      Chi osserva ..chi ascolta… è inevitabile ..è lui!
      la partita continua….in attesa dello scacco…!
      Io penso che un momento di critica e riflessione sia doveroso… io non difendo nessuno, ma ciò che è obbiettivamente rilevato, in questa lunga storia non và travisato e non và deformato… certo posto sul piano emozionale… ma il raggiungimento della verità è priva di emozioni…. sono significativi solo gli eventi…ma senza manipolazione intellettuale…questo nel doveroso rispetto del fine ultimo…

      • Vento Bianco says:

        Preciso che il virgolettato è tratto dalla trasmissione “Chi l’ha visto” del 26 giugno 2013.

  4. Vento Bianco says:

    Un altro particolare viene ricostruito da CLV… quelloe che Marco Fassoni Accetti dice in una telefonata intervista… “quando siamo scesi e ho visto questa bellezza gitana, sembrava un nomade sa quelle bellezze proprie dei nomadi” …e la mamma di Josè contrasta fermamente queste parole dicendo che il volto del bambino era “irriconoscibile”…. “come fa a saperlo, non aveva faccia era distrutto mio figlio”.
    il contesto lascia pensare che Marco Fassoni Accetti stia parlando del momento successivo l’investimento del piccolo Josè, almeno in tal modo è presentato… forse un chiarimento da parte di Marco sarebbe utile per chiarire questo contrasto…di parole (sempre sia lecito chiedere e che il tutto non sia coperto dal segreto istruttorio)

    • Marco Fassoni Accetti says:

      Come sempre devono parlare le carte istruttorie: nelle fotografie eseguite durante l’autopsia che fece seguito all’incidente appare il volto del ragazzo assolutamente intatto. La signora Garramòn, e lo dico con tutto il rispetto e la pietà, dichiara sempre il falso.

      • Vento Bianco says:

        Grazie della precisazione…

      • Professionista says:

        Lei è in grado di pubblicare uno stralcio processuale che dia credito a questa sua versione? Se si potrei assegnarle un punto nella scala della sua credibilità ,anche se lei a me non deve dimostrare nulla .Saluti

  5. Reblogged this on simona boenzi and commented:
    Povero mestiere del giornalista. Ho pubblicato oggi una nota di rassegnazione nel vedere come tanti anni di dedizione amorosa a questo mestiere si sia ridotta a un groviglio di sensazioni spazzatura

  6. anna54 says:

    sulla faccenda della cartellina blu con i documenti io mi rilasserei, sig. Accetti. Perché un tale indizio permetta a chicchessia di stabilire un collegamento diretto fra l’adescatore di 30 anni fa e la sua persona, lei dovrebbe soffrire di accumulo compulsivo, o in alternativa aver fatto una vita talmente grama da non potersi permettere una cartellina nuova: e non glielo auguro.
    Sulla questione di Josè, posta da Vento Bianco, effettivamente la povera signora Garramòn ha ammesso lei stessa di non aver potuto vedere suo figlio da morto: dunque può solo immaginare come fosse ridotto, sulla scorta di ciò che le fu detto da terze persone. Se non sbaglio, tra l’altro, l’investimento avvenne di spalle (così riporta qualche articolo), per cui il ragazzo avrà riportato di sicuro lesioni al volto, ma in conseguenza della caduta, non del diretto investimento: e questo fa supporre che i tratti somatici siano rimasti abbastanza ben visibili, nonostante le probabili ecchimosi e/o escoriazioni. Un’altra doverosa considerazione è che il Sig. Accetti non avrebbe mai riferito quel particolare, almeno credo, se non ne fosse stato davvero protagonista: è abbastanza intelligente da capire che un’affermazione del genere lo avrebbe immediatamente “incastrato” e fatto passare per il sequestratore, se solo si fosse appurato che il volto del bambino, effettivamente, non era riconoscibile, sia a causa del buio che dei traumi fisici subiti.

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