Della pedofilia – 1.

Quando, riguardo il caso Orlandi – Gregori  ho dichiarato alla Procura che ci ‘travestivamo’ spacciandoci per pedofili, intendevo che, quando individuavamo all’interno di una realtà ecclesiale una situazione di pedofilia, la penetravamo per ottenere un qualcosa ed esercitare pressioni. Per facilitarci il compito simulavamo comunanza e temperatura pedofila, apparente complicità. Non certo nei confronti dei minori, ma esclusivamente verso l’ecclesiastico in questione.

Ogni nostra espressione si avvaleva di tecniche sottili, sofisticate e multiformi. Una combinazione di elementi di varia natura e provenienza. Comprendo lo straniamento di quanti, per dovere professionale, si trovino a giudicare. Ma è nella sottocultura provinciale, nella stagnazione e nel ritardo degli ultimi trent’anni, la causa dello svilimento di ogni intellettualità.

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25 Responses to Della pedofilia – 1.

  1. Francesca says:

    Trovo riprovevole il suo ruolo nella morte del piccolo Josè, anche se fosse vera la sua partecipazione involontaria, ha comunque condannato un bambino a morire solo, nel buio, abbandonato al margine di una strada. Io provo pena anche per gli animali investiti e moribondi sulle nostre strade, lei non ha avuto compassione per un piccolo uomo.
    Trovo riprovevole la sua partecipazione ai fatti di cronaca che hanno coinvolto le famiglie Orlandi e Gregori e degli italiani tutti, indipendentemente dal ruolo e dalle responsabilità da lei ricoperti.
    Trovo riprovevoli ed inquietanti le forme d’arte che lei rappresenta. E’ un concetto banale ma vero, l’arte deve essere ‘BELLEZZA’ anche se astratta. Nelle sue opere non trovo bellezza ma angoscia, orrore, marciume.
    Non la giudico colpevole di cose che non sia stato lei stesso ad imputare alla sua persona, non ho bisogno delle sovrastrutture televisive per schierarmi con lei o contro di lei.
    Certa del fatto che ognuno di noi è il frutto dei propri trascorsi, mi chiedo se qualcuno si sia mai preoccupato di capire ‘CHI’ ha fatto di lei l’uomo che è oggi.
    Se così non fosse, penso che prima ancora di fare i nomi dei suoi soci o colleghi, dovrebbe denunciare le ingiustizie che hanno indiscutibilmente forgiato la sua anima tormentata.
    Non cerchi di negarlo, è sotto gli occhi anche dei più stolti.
    Forse è un mitomane, forse un assassino, forse un grande artista incompreso, il più grande genio di ogni tempo, in ogni caso è un adulto che ha bisogno di aiuto.
    Aiuto ingiustamente negato da bambino.
    Le auguro di trovare la serenità ed il coraggio di aiutare chi tramite lei potrebbe ricominciare a respirare.

  2. Mary Q3 says:

    Repetita iuvant

  3. anna54 says:

    Pur condividendo in buona parte ciò che scrive Francesca, debbo però eccepire qualcosa sul concetto di ‘arte’: non direi, infatti, che per ‘arte’ si debba intendere sempre e comunque ciò che è ‘bello’, nell’accezione comune di questo termine. Molti Autori sono stati considerati grandi artisti, pur assumendo ad oggetto delle proprie opere sentimenti, emozioni ed immagini tutt’altro che ‘belli’ e rasserenanti: mi vengono in mente, pur dal basso della mia scarsa cultura nel settore, Goya e il suo ‘periodo giallo’, certi lavori di Picasso e Dalì, Munch, registi come Fellini, che attraverso la scelta del grottesco e del surreale hanno rappresentato magistralmente le angosce e le contraddizioni dell’uomo moderno, il teatro di Carmelo Bene (tuttora assai controverso), che pur sconfinando volutamente nel ‘trash’ ha creato uno stile espressivo unico nel suo genere: e poi, visto che parliamo di fotografia, tutti coloro che hanno immortalato gli aspetti più ‘veri’ e drammatici dell’umana esistenza, la povertà, la malattia, l’emarginazione, il lavoro nero, ecc. ecc….. Se poi pensiamo ad ‘opere d’arte’ esposte persino alla Galleria Nazionale d’arte moderna, come le tele di Burri, c’è davvero da chiedersi che tipo di ‘arte’ e di ‘bellezza’ esse rappresentino, pur con tutto il rispetto per il loro Autore…. In sostanza, io personalmente credo che per ‘arte’ debba intendersi l’espressione – autentica – di un forte vissuto emozionale, supportata da una tecnica espressiva a lungo studiata ed affinata, congeniale a quel particolare autore, ma che non tutti necessariamente comprendono ed apprezzano: credo anche, in ultima analisi, che ogni artista riversi talmente tanto di sé nei suoi lavori, da compiere suo malgrado un percorso catartico (‘terapeutico’) verso una sempre maggiore consapevolezza (questo ovviamente a meno di patologie che blocchino il flusso emozionale, cristallizzando l’attenzione in modo ossessivo sempre sugli stessi temi: ma anche questa, a ben pensarci, può a pieno diritto considerarsi ‘arte’).

  4. Er`Pupo says:

    Condivido a pieno la seconda metà del commento di Francesca. Un po’ meno quello inziale sull’arte. Il fatto che nei suoi corti il Sig.Accetti usi spesso la pedofilia come allegoria per concettualizzare pensieri è sintomatico.

  5. Vento Bianco says:

    Gentilissimo Professionista…posso fare a lei la stessa domanda posta? Lei è uno psicoterapeuta o qualcosa di questo tipo? in caso affermativo sarebbe interessante sentire le sue opinioni.

    • Professionista says:

      No ,no ,non sono uno psicoterapeuta ,io so fare solo domande ,domande alle quali il sig. Accetti con innata maestria non risponde ,Presto pertanto anche su di lui calerà il sipario ,nonostante la fiducia che consapevolmente gli avevo dato.

      • Er`Pupo says:

        Cosa ha chiesto al Sig.Accetti? Magari può farci da tramite dato che risponde solo a quello che gli pare. Io ad esempio gli chiederei se ha mai visto Emanuela Orlandi di persona, oppure gli è semplicemente stato riferito da uno dei suoi compagni “controspioni” che la ragazza era in quella Pineta il giorno che investì J.G.

      • Marco Fassoni Accetti says:

        Caro Professionista, lei mi aveva chiesto di pubblicare uno stralcio processuale che confermi come il volto del Garramòn fosse rimasto intatto in seguito all’incidente stradale. Lei con “innata maestria” avrebbe dovuto comprendere che l’unico documento processuale al riguardo sono le fotografie, non certo pubblicabili, per opportunità e rispetto.

      • Marco Fassoni Accetti says:

        Caro Er Pupo, il nomignolo che lei si attribuisce è per caso ispirato al “Er Pupo” dell’Aracoeli? Ho già più volte dichiarato di aver conosciuto personalmente la Orlandi. Il resto è confinato nel riserbo istruttorio.

  6. Er`Pupo says:

    No, l’origine del mio soprannome è molto più semplice.
    Mi piacerebbe farle una domanda, ma so che non riceverei risposta, dunque aspetterò gli sviluppi dell’indagine. Spero comunque che la verità venga a galla.
    Saluti.

  7. Professionista says:

    Accetti lei fa bene a risentirsi ,ma anche noi dovremmo farlo .Io sui forum l’ho difesa per settimane a spada tratta dai suoi detrattori ,riconoscendole il diritto alla difesa ,diritto che lei usa in modo personalissimo. Vede ,si rende conto che con il suo intervento non ha risolto nulla? Nessuno che ha rigurgiti di coscienza. Lei continui a non fare chiamate di correo ,tanto chi se ne frega

    • Marco Fassoni Accetti says:

      Lei vorrebbe che qualche testimone si presentasse per entrare in questa atmosfera di caccia all’untore creata dalla televisione di Stato con la contraffazione di ogni realtà documentale? Io spero di no per lui. Per quanto riguarda il fare i nomi, un valore non in auge è certo il mantenere la parola data. Ma io cerco di essere un passatista.

      • Professionista says:

        Se lei vuole andare al patibolo pur di mantenere la parola data e’ libero di farlo .Nel frattempo i suoi ex colleghi cosa stanno facendo per evitarle la Corte D’Assise di Roma?
        Nulla. Continui pure ,io non intendo esserle complice.Non condivido .

  8. Anna54 says:

    Diverse puntate fa, a Chi l’ha visto, fu mandata in onda la telefonata di un anonimo, che si diceva pronto ad incontrare la signora Gregori per riferirle tutta la verità sulla scomparsa di Mirella. La Gregori, presente in studio, non sembrò attribuire molto peso alla telefonata, mentre l’anonimo fu invitato ad uscire allo scoperto, e magari a chiamare in diretta per dire ciò che sapeva (cosa che ovviamente non ha fatto). Mi chiedo se quella pista è caduta nel nulla, se l’autore della telefonata è stato rintracciato, se si è trattato solo di un mitomane, o se quella persona, invece, poteva essere proprio un nuovo ‘supertestimone’, quanto mai indispensabile agli inquirenti per disincagliare le indagini dal ‘punto morto’ in cui si trovano attualmente.

  9. salvatore sorvillo says:

    Mente brillante!! Condivido l’attacco al clero-pedofilo!! Alla base della sua lotta c’è di sicuro sofferenza…ma la durata di questa battaglia a viso scoperto e a voce alta è indice di grande sicurezza……cmq sia,abusare e privare della vita un individuo di qualsiasi etá,razza,sesso o religione è deplorevole……confido nella legge di causa ed effetto!!! Buona fortuna!!!

  10. Laura says:

    Marco, chi scuola superiore ha frequentato? Conosce un tal Angelo Izzo e se sì che rapporti ha avuto e ha con lui?

  11. Vento Bianco says:

    20 dicembre 1983…Quando Marco Fassoni Accetti…. torna a casa …
    “Quando la notte della pineta io torno a casa, strappo addirittura una pagina da un giornaletto di mia sorella, che all’epoca era una bambina, cerchiando dei nominativi, di alcune giovanissime. Perché soltanto nominativi femminili? Perché SAPEVO CHE ADESSO, ripeto è una storia molto elaborata, MI SAREI DOVUTO FARE ARRESTARE, e sapevo benissimo che avrei avuto un’accusa di pedofilia, per quanto riguarda la presenza di questo giovane ragazzo.” (Intervista tratta da CLV 19 giugno 2013)

    • Vento Bianco says:

      Cerchiando dei nominativi, di alcune giovanissime.
      Perché… se avessi cerchiato dei nominativi maschili cosa sarebbe cambiato?(accusa di pedofilia)
      Anzi forse avrebbe avuto maggiore corrispondenza(giovane ragazzo).
      Perchè quell’indirizzare attenzione verso quelle parole … “cerchiando solo… femminili”?
      Inoltre troverei quasi ribaltato il senso “era una bambina” e “giovane ragazzo”(le loro età)
      Possiamo interpretare diversamente quelle frasi?
      Potresti esprimere un tuo pensiero per una maggiore comprensione… poiché a me sinceramente “sfugge”.
      Certo poi se volessimo vedere nella frase una sorta di messaggio… sarebbe si, forse più enigmatico, ma potrebbe aprire altre prospettive… sicuramente più elaborate. Questo si!
      Ciao Grazie.

  12. Vento Bianco says:

    21 dicembre 1983…Quando Marco Fassoni Accetti…. ritorna nella pineta …
    L’attrezzatura fotografica…
    “Non è mai stata nascosta nella pineta. Era una scusa per ritornare. L’attrezzatura la riportò con sé in macchina quando ritornò sul luogo”.(come da post dialogo su altro gruppo)
    Ma non sarebbe bastato dire… che l’avevi lasciata a casa dopo il ritorno… “la scusa per il ritorno” poteva essere solo quella di “coprire il furgone”… non è che in quelle frasi di allora avevi voluto generare l’interrogativo… del trovare “l’ago ma non il pagliaio” (trovare il cespuglio con l’attrezzatura e non il furgone)?
    Grazie e bella sera.

    • Vento Bianco says:

      Spaziando alla luce di queste nuove affermazioni sembrerebbero sorgere alcuni interrogativi:
      1) Non esisteva nessun servizio fotografico da effettuare?
      2) Riportasti con te l’attrezzatura a casa nel “ritorno” (ipotesi forse più attendibile se dobbiamo porre analisi alla parola usata “la riportò con sé” e non “portò”)?
      3) La tua presenza “effettiva” quella “sera” lascerebbe rilevare qualche lacuna temporale.(orari di percorrenza e mancato ritrovamento del furgone se mai fosse stato cercato)?
      4) Stai ora spostando l’attenzione su qualcos’altro?…

      • Vento Bianco says:

        “Cominciò così una notte da pazzi. Dopo essersi diviso dalla complice, Marco Fassoni Accetti abbandonò il furgone in uno spiazzo poco distante(circa 5 km in verità. N.d.s.) e nascose le macchine fotografiche”
        (Tratto dal libro “Il Ganglio” di F.Peronaci pag 281)
        ???
        (Nota per “complice” viene descritta e nominata “la tedesca” nella pagina citata)
        In effetti questa sembrerebbe essere stata la versione a risultanza delle dichiarazioni fatte ai “media”… poi venne quel famoso giorno… in cui apparvero nuove parole.
        Cosa poteva aver spinto a tali affermazioni… contrastanti con le precedenti?
        “Non è mai stata nascosta nella pineta. Era una scusa per ritornare. L’attrezzatura la riportò con sé in macchina quando ritornò sul luogo” (riferimento attrezzatura fotografica)

    • Vento Bianco says:

      Potrebbero essere state quelle frasi (trovate sulla rete inserite in quel post “chiarificatore” in cui si asseriva una nuova precisazione riportata sopra)
      “tantomeno un Fotografo vero e professionista e non un autodidatta del tempo libero abbandonerebbe mai la sua attrezzatura a costo di morire trascinandola…” che abbiano sollecitato un possibile cambio di “rotta”?
      “Fotografo vero e professionista”… frase pesante… per alcuni… e lasciano riflettere…sollecitare!
      Quelle frasi, stavano ipotizzando forse, che Marco Fassoni Accetti, abbandonando l’attrezzatura nascondendola in pineta, NON fosse un “Fotografo vero e professionista”?
      Nel discorso sul “Fotografo vero e professionista” sembrerebbe essere presente
      una delle regole teatrali, che fa sì che il “teatrante” sia responsabile del proprio oggetto di scena e deve accudirlo come se fosse un “figlio”. Quindi…
      Qualcuno si è sentito toccato nell’ onorabilità del sentirsi “Artista”?
      Necessitava quindi, forse….dare una precisazione a conferma?
      Si. “E’ un vero artista, perché mai abbandonò l’attrezzatura nella pineta, ma la portò a casa(a costo di morire trascinandola…) o da casa… perchè “Era una scusa per ritornare.!
      Quindi la regola teatrale qualora fosse presente era stata rispettata!?

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