Della pedofilia.

Le scene mostrate dalla televisione di Stato, riferite ai miei lungometraggi “Interregnum” ed “Epos Perenne”, in realtà non raccontavano affatto momenti di pedofilia. In “Interregnum” ero un soldato che per l’orrore di essere soldato, si esprimeva dall’interno d’una pesante armatura dicendo: “Aria. Manca sempre … aria!”. “L’aria” rappresentava la libertà psichica al di là di qualunque armatura ideale. E per questa “assenza” naturale, il soldato rantolava. La televisione di Stato omette queste frasi iniziali esplicative e spaccia il detto rantolo come un’espressione di libidine, e ne segue, secondo la sua interpretazione, un rapporto orale tra i due soldati (mostrato con il criptato che non mostra quel che effettivamente avviene). In realtà, nel seguito della scena, andavo a colpire ripetutamente con il mio elmo il pene di un soldatino, un attore comunque maggiorenne, dichiarando che intendevo “fare una cosa che fa fa’ un passo indietro all’esercito e un balzo avanti all’umanità”. Il pene del soldato rappresentava il fallo, la fallocrazia, militarismo ed imperialismo. La scelta della giovane età per il personaggio del soldatino era riferita a quanto i giovanissimi siano assolutamente nelle mire di ogni strategia dei sottovalori iperconsumistici da parte di una unica classe sociale militarmente occupante, imperialmente devastante.

In “Epos Perenne” ricordavo personalmente e visualizzavo come nel passato un grosso collegiale, giocando con un altro collegiale, incidentalmente lo soffocava con il proprio peso. Nel linguaggio metaforico indico la preponderanza e coazione del “grosso – grande” nei confronti di ogni minoranza. Nell’interpretazione della televisione di Stato il fatto si trasforma in un adulto che sessualmente schiaccia un giovine. E la frase “ti metto sotto!”, appartenente al gioco dei collegiali, si trasforma nel “ti metto sotto” da me idealmente pronunciato nel momento dell’investimento del giovane Garramòn. Tra l’altro, “l’attore” che impersona il bambino collegiale che viene “messo sotto” è in realtà un manichino di legno.

Io sono sinceramente ammirato dalla laboriosità genial – malefica di codesti operatori dello Stato, della loro capacità di manipolazione e montaggio che ben collocherei all’interno di una qualunque struttura di servizio statale stalinista o nazifascista.

Per le mie opere mi sono comunque, sia pur in minima parte, ispirato alle tracce di pedofilia riscontrabili nei vari segmenti del mio passato, come in quello di chiunque, condannandola estensivamente anche nell’uso capitalistico che rende ogni minore merce. I bambini puntellano il decrepito muro dei falsi sentimenti, del falso entusiasmo, della falsa religiosità, del reale profitto.

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