Degenerazione mediatica.

Il ministro per la propaganda del Terzo Reich, Goebbels, soleva dire che una menzogna ripetuta si trasforma in una mezza verità. Per cui non ho mai asserito che qualcuno potesse aver gettato il giovane Garramòn sotto le ruote del mio furgone, come ripetutamente espresso dal solito “televisore”. Lo stesso ha già fallito nel suo assunto: dichiarò nel mese di giugno del 2013 che la Corte d’Assise del processo per l’investimento della pineta del 1983 mi assolse in quanto non esisteva all’epoca il sito – galleria delle mie opere cine – fotografiche, che li avrebbe ben illuminati sulla loro natura “pedopornografica” e conseguentemente sulla mia persona. Ebbene, questi lavori sono stati già da innumerevole tempo esaminati dalla Procura nonché dalla Polizia Postale, che non vi hanno ravvisato alcunché, per cui il sito delle Opere, malgrado le numerose segnalazioni e denunce, è tutt’ora in vigore, smentendo categoricamente la valanga di falsità ed insinuazioni. Tra l’altro ben 14 puntate  affrontavano la mia persona senza mai la presenza di un mio legale né di contraddittorio, in assenza di reale difesa, degne dello stalinismo e della Colonna Infame. Si sottraggono al confronto , in quanto con la documentazione in mio possesso  sarebbe più che agevole  smontare il loro puerile e allucinato assunto. Solo questa trasmissione della laica Rai3 persegue tale atteggiamento, a differenza di ogni altra realtà dei palinsesti televisivi. Tra l’altro furono proprio i giudici della Procura a confidarmi come le realtà mediatiche e televisive non siano  di nessun apporto alle indagini reali che devono attenersi alla“scientificità” rigorosa. Ritengo che il caso di cui trattiamo non sia da considerarsi, per il suo essere elaborato, materia idonea ai giornalisti della cronaca nera, per il loro essere riduttivi e “tranchant”. L’attuale giornalismo è in gran parte intrattenimento. Ed altresì non è forse materia per il giudizio di una qualunque Procura, sottoponibile alle possibili ed eventuali pressioni politiche, ma quanto piuttosto per la considerazione disinteressata ed attenta del lavoro d’uno storico.

Signora Lopez.

Ed ecco apparire un imprevisto personaggio, Letizia Lopez, che per il solo fatto di essere la sorella della notoria Rosaria, si improvvisa commentatrice, criminologa e psicologa in quel “televisore” che fa dei soli parenti la “vox dei “. Il “tribunale familista”, in totale licenza di esprimere ogni opinione senza contraddittorio, a differenza delle altre trasmissioni che si avvalgono della consulenza di una nutrita schiera di tecnici ed esperti, e con la presenza di un difensore dell’accusato, nel rispetto del principio costituzionale alla difesa. Costei nulla sa di me, ma crede di conoscermi, lombrosianamente, dal mio modo di esprimermi. Nulla ha concretamente da riferire ma, in quanto  affetta evidentemente da sindrome di protagonismo, tutto dice. E tutto impostato secondo quella logica che nel ventennio fascista condusse l’innocente Girolimoni alla galera. Tra l’altro la bionda autrice del “televisore” ha redatto un libro su tale personaggio storico e ben conosce le tecniche d’intossicazione e diffamazione al punto patentemente di servirsene. Per cui io apparterrei naturalmente alla cosiddetta “Roma bene” e sarei intimo dei carnefici del Circeo.

La stessa dichiara, mitomaniacamente, che Andrea Ghira è assolutamente vivo, nonostante le perizie medico legali ne abbiano accertata la morte. Tutto ciò, in accordo con il “televisore”, non fa che generare sfiducia nelle istituzioni ed eversione nei confronti di un organo dello stato quale la Magistratura, all’interno di quel che dovrebbe essere un servizio pubblico.

La Lopez si mostra irriducibile e combattiva, eppur fu proprio lei e la sua famiglia ad accettare i denari dalla famiglia di Gianni Guido in cambio della rinuncia a costituirsi parte civile nel processo di appello, per cui il carnefice di sua sorella si sottrasse all’ergastolo per una pena più lieve. E quando questi, in virtù di tale riduzione, uscì dopo 15 anni, la Letizia Lopez  immemore dichiarò quanto fosse una vergogna che il predetto potesse aggirarsi libero per la città di Roma.

Signora Garramòn.

Ecco ritornare “l’assassina della verità”. Alla domanda della conduttrice, se mai vi fossero novità nel processo per la morte di Josè Garramòn, la signora risponde in negativa. Eppure la stessa è al corrente del fatto che all’invito rivoltomi dal suo legale  a rispondere ad alcuni suoi  quesiti, io replicavo con il seguente messaggio:  Gentile Signor Avvocato Galiani, Sono Marco Fassoni Accetti. Mi permetto di ricordarLe della mia iniziale e fattiva volontà di far riaprire le indagini relative al caso Garramòn presentandomi presso la Procura della Repubblica. In seguito la Signora Bulanti Garramòn mi ha gravemente diffamato e dichiarato innumerevoli falsità (che riporto nella lettera aperta a lei indirizzata e già pubblicata sul mio blog: https://marcofassoniaccetti.wordpress.com/2013/07/09/lettera-aperta-alla-signora-garramon/ ). Per cui Le faccio presente della mia intenzione a non collaborare con alcuna autorità inquirente, se non quando la Signora Bulanti non intenderà riconoscere pubblicamente le gravi suddette scorrettezze. Saluti.

Faccio presente che nel mio personale blog sono riportate tali suddette diffamazioni con allegati i documenti giudiziali che le smentiscono. Rammentando  che fui io a presentarmi inizialmente per chiarire principalmente i fatti della pineta. La Garramòn fa presente che per lei non si trattò di un evento politico ma di mera pedofilia, dimentica del fatto che ho sempre dichiarato dell’uso politico di una certa realtà pedofila ecclesiastica, verso la quale noi operavamo pressioni per ottenere quel che chiedevamo a livello diplomatico.

E poi l’agghiacciante frase “ma quanti altri bambini sono scomparsi che noi non sappiamo”, che reintroduce la medievale cultura del Sospetto.

La signora, non conoscendo i miei trascorsi dichiara che non avrei “mai fatto nulla in trent’anni” a differenza della sua persona che molto avrebbe fatto. In tutti questi anni ho realizzato con ridotti mezzi economici, opere di arte cinematografica e fotografica pedagogiche, esortative, sociopolitiche, a suffragio della condizione femminile, degli indifesi, nell’antimperialismo, nella reazione ad ogni coazione di ogni potere che sia, contrastando il sordido cinema commerciale e l’inerte e arida fotografia funzionali e subalterni alle esigenze della torva alta finanza. Servendo la collettività ottemperando all’articolo 4 della Costituzione che recita come tutti abbiamo il dovere di contribuire al progresso culturale di questo paese. Ho sempre vissuto in una semplice stanza con servizi, usando furgoni di seconda mano per il trasporto delle scenografie. Le opere che appaiono nel sito sono solo il 30% della mia produzione. Non ho mai partecipato alla vita mondana ne conosco alcuna forma d’intrattenimento. Chi  è uso avvicinarmi può riferire quanto io viva confinato nei miei set, interni ed esterni. La signora Garramòn per converso non può che raccontarci dei piccoli passi piccolo borghesi atti a contribuire esclusivamente al mantenimento della sua  circoscritta sfera del privato. La media borghesia culturalmente parassitaria e socialmente inerte. La signora appare al fianco della Lopez, ambedue con in dotazione la sola irrazionalità istintiva di ventre, che tutto obnubila e rende tendenzioso. Il dolore usato dalla Rai a mo’ di intrattenimento. Ambedue discendono direttamente dalla mia sezione di opere titolata “Corridoio condominiale”, laddove narro gli orrori del privato indisponibile ed asociale, ferino e qualunquista. Per i Garramòn, gli Orlandi ed i Gregori, che presenziando a questo massacro ignominioso lo hanno legittimato, l’unica verità sia proprio quella di questo “televisore”. Hanno inficiato il mio appello a quanti con me parteciparono, in quanto chi è contiguo o all’interno dell’ambiente ecclesiastico non può che ritrarsi innanzi a tanto clangore di presunta perversione. Mi hanno addizionato gravissime responsabilità che non possiedo, erano già sufficienti quelle reali da me dichiarate. Per tutti loro, a mo’ di contrappasso desidero restare quel che mediaticamente si pretende io sia: solo un mitomane ed un perverso che nulla può più contribuire all’accertamento della verità. Per chi si fa complice della criminale diffamazione, la mia disponibilità è terminata. Riprincipiate ad indagare nelle nebbie del tempo che precedette il mio apparire.

Sono in procinto di pubblicare su questo blog i 33 cosiddetti punti giudiziari, tra prove e indizi che vincolano indissolubilmente quanto racconto ai fatti dell’Istituto Opere di Religione, nonché alle azioni atte a contrastare le calunnie espresse a suo tempo dal signor Mehmet Alì Agca, e a suo tempo già verbalizzati.

Per quanto concerne la Procura confermerò solo quanto già depositato, senza più nulla aggiungere.

“Sempre meglio le presunte canaglie agli imbecilli, in quanto i primi hanno i loro limiti.”

Dalle motivazioni della sentenza della Corte d’Assise del processo per la morte di Josè Garramòn, 1986:

Considerazioni su pedofilia

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2 Responses to Degenerazione mediatica.

  1. Vento Bianco says:

    La ricerca della verità… non sempre corrisponde al “fine ultimo”… a volte si preferiscono le “nebbie del tempo”…ma.. è un vero peccato… ma forse rimane un doveroso passo.
    Si è parlato e criticato delle “cose dette e non dette” … resta la sensazione che non si siano comprese le “cose dette”…
    Rimane l’interrogativo inesplicabile della mancanza (in senso generale) di interlocutori che potevano partecipare in queste tue esposizioni
    Tutto ritorna al tempo che precedette il tuo apparire… forse questo era “il fine ultimo”.
    Ma a volte…

  2. Mauro says:

    Sig.Accetti,Lei deve fare i nomi di questa presunta organizzazione di cui Lei dice di aver fatto parte che ha operato questi sequestri a scopo di “pressione”,senza se e senza ma,non ci sono giustificazioni sul fatto che Lei non li faccia,punto e basta,tutto il resto sono inutili chiacchiere.
    Faccia i nomi perché qui si parla di minorenni scomparse e famiglie che soffrono,se Lei non li fa o prende in giro la gente su questioni come questa,ed è gravissimo,o copre dei colpevoli di un’azione inqualificabile,ed è altrettanto gravissimo.Ripeto,non c’è alcuna giustificazione valida sul suo non rivelare il tutto,non c’è.Altro che “parola data”,ma stiamo scherzando?

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