Punti 6 e 7 (indizi e prove)

Punto 6 (indizi e prove)

Josè Garramòn

1-Josè Garramòn era figlio di un “diplomatico” della Fao. Il signor Agca raccontò che inizialmente gli fu promesso che si sarebbe cercato di liberarlo con il sequestro di un diplomatico.

2-Garramòn era uruguyano, nazione feudo dell’avvocato Umberto Ortolani, i cui uomini erano la parte a noi opposta (l’avvocato aveva in Grottaferrata una villa).

3-Abitava in viale dell’Aeronautica all’Eur, nei pressi dell’abitazione del signor Enrico de Pedis.

4-Josè Garramòn frequentava il mio stesso collegio St. George School, sito sulla via Cassia, dove io feci le scuole elementari.

5-L’incidente s’è verificato vicino alla villa del giudice Santiapichi, presidente del primo processo ad Agca per l’attentato al Papa ed in predicato per essere il presidente della Corte d’Assise del secondo processo per l’attentato al Pontefice.

6-Esattamente un mese prima, alla fine di novembre (e questo è agli atti) io ed una ragazza, mia coetanea e collaboratrice, fermammo in corso Vittorio Emanuele un dodicenne, Stefano C., che avremmo dovuto coinvolgere in una sua presunta testimonianza contro un membro della curia. La stessa età di Josè Garramòn.

7-In quella medesima pineta, precedentemente si erano verificati degli episodi che la stessa Sabrina Minardi rievoca pur trasfigurandoli.

8- Nell’autunno del 1983 eravamo a conoscenza che il Servizio d’Informazione della Sicurezza Democratica (Sisde), vergava dei comunicati a nome di una fantomatica organizzazione denominata Phoenix. In tempi recenti ciò è stato confermato da altri autorevoli testimoni. In una di queste lettere anonime, inviate ai giornali dell’epoca, ci minacciarono comunicandoci che avremmo trovato la morte “in una pineta”. Comunemente per permettere al minacciato di visualizzare la minaccia che gli si rivolge, ci si riferisce ad espressioni comuni entrate nell’immaginario collettivo quali “finire in un blocco di cemento in un cantiere”, “in fondo al mare”, “impiccati in un proprio ambiente domestico”, ed altro. Appare alquanto peregrino l’usare il luogo specifico di una pineta come scenario dell’eseguirsi di una minaccia di morte. Pochi mesi dopo, nella pineta accanto alla villa del giudice Santiapichi, che noi già dal settembre dell’83 eravamo usi frequentare e questo era certo a conoscenza di alcune persone del Sisde, qualcuno certamente condusse il giovane Josè Garramòn. Non ho mai pensato che potessero essere stati i funzionari del Sisde a prelevare il ragazzo uruguyano, ma che gli stessi potessero aver detto a determinati personaggi a loro contigui, delle nostre attività nella suddetta pineta, e che queste persone, autonomamente, abbiano deciso di “usare” il Garramòn, e senza forse mettere al corrente le persone del predetto servizio dello Stato Italiano.

Punto 7 (indizi e prove)

Nel 1987 il Presidente dell’Istituto Opere di Religione, Mons. Marcinkus, era di fatto e nella sostanza già defenestrato pur mantenendo virtualmente la stessa carica. Per cui l’uso delle tre cosiddette sosia della Orlandi non era indirizzato alla persona del suddetto ma al produrre certe pressioni di disturbo affinché il ruolo di presidente dell’organismo in questione non fosse occupato, come si vociferava, dal Dot. Thomas Macioce che, di quella politica già espressa dal presidente Marcinkus, ne sarebbe stato il continuatore.

Fin dall’86 emissari della Segreteria di Stato si adoperavano in colloqui riservati e non destinati alla conoscenza pubblica atti ad individuare la disponibilità o meno di alcune personalità della finanza cattolica. Nell’87 conducemmo tale F. C., una giovane assai somigliante all’Emanuela Orlandi, in un convegno della fondazione morale Re Cecconi, che si teneva in quel di maggio in una sala del Campidoglio della città di Roma. Tale evento pubblico era frequentato da molti esponenti legati alla società sportiva di calcio Lazio, tra cui mio zio Agostino D’Angelo, che della stessa società fu un alto dirigente. L’intenzione era di proporre all’altra parte, in cambio di una rinuncia alla candidatura alla presidenza dello Ior di Thomas Macioce, di far testimoniare la Orlandi che tutto l’affaire che la riguardava era assolutamente svincolato da ambienti ed esponenti della Città del Vaticano, ma bensì era da individuare in semplici realtà legate al sottobosco della malavita romana inerente a certi infinitesimali ambienti della società Lazio. Per cui la F. C. fu fotografata in una certa guisa tale da apparire somigliante alla Orlandi ed in contiguità con determinati personaggi presenti, e le stesse immagini poi prodotte a chi di dovere. In ultimo volevamo spacciarla per una allieva di francese di Mons. Cheli, da poco rientrato in Roma. Ma ciò non fu più fatto.

 

Dello stesso disegno appartiene nell’anno seguente, l’88, l’uso di un’altra sosia, tale M. P., dinnanzi al collegio San Giuseppe Istituto De Merode, sito in piazza di Spagna accanto alla Maison delle Sorelle Fontana, nel quale risiedeva Mons. Pierluigi Celata, che già si era adoperato, insieme ad altri dirigenti della Segreteria di Stato, per la decadenza del Presidente Marcinkus. Nell’88 inoltre vi era il processo d’appello del cosiddetto attentato al Papa, per cui la stessa M. P. fu fotografata in un locale ubicato in una traversa di via Veneto, a ricordare l’agenzia di stato bulgara Balkan Air, nella quale operava il Dot. Sergej Antonov, ed anche questa sita in una traversa della celebre strada romana.

In ultimo, nel ’93, un’ulteriore controfigura della Orlandi, tale O. C., fu adoperata in quanto vi era in atto il coinvolgimento dell’allora sovrastante dell’ex- Gendarmeria Vaticana, Dot. Bonarelli. Nell’impiego di tale ultima ragazza vi fu anche il contrastare un personaggio del Servizio d’Informazioni della Sicurezza Democratica (Sisde) che, nei nostri sospetti, poteva aver operato, per quanto riguarda il coinvolgimento del giovane Josè Garramòn. Delle fotografie furono eseguite presso l’Istituto Saint George School sulla via Cassia, frequentato nel 1983 dallo stesso giovine. Il momento era propizio in quanto, proprio in quei mesi, il Sisde era attraversato da un’ inchiesta giudiziaria con gravi accuse rivolte ad alcuni suoi alti dirigenti, e ciò lo rendeva più esposto e fragile ad eventuali pressioni.

 

 

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11 Responses to Punti 6 e 7 (indizi e prove)

  1. Vento Bianco says:

    Punto 6 *(8)
    Lettera pervenuta al TG2 il 27 settembre 1983 firmata Phoenix
    “In seguito a un nostro personale interessamento legato esclusivamente al rispetto di una giovane vita è stato deciso in data odierna di porre fine a questa bravata farsa turca codice 158 durata troppo tempo e che sta insozzando l’ Italia oltre confine. Contrariamente ai nostri usi ci siamo avvalsi dei mezzi d’ informazione per dare pubblicamente un chiaro avvertimento….in via eccezionale è concessa agli implicati nel prelevamento di Emanuela Orlandi la scelta della propria sorte …se risponderanno esattamente alla richiesta del 6 settembre 1983. Nella eventualità di una mancata o irregolare obbedienza di quanto loro richiesto..la sentenza sarà irrevocabile . Roma+++++++Milano. Pierluigi è assai pericoloso stare in quella trattoria con le spalle verso la porta perché ci sono troppe “correnti d’aria”:un nostro vecchio amico ha fatto una brutta fine davanti a un piatto di spaghetti. Vogliamo generosamente ricordare a Mario che nella pineta c’è tanto posto per aumentare la vegetazione. La persona amica che ha tradito può assolvere le proprie colpe perché è meglio una confessione oggi che la morte domani. a tutti gli elementi implicati giova ricordare che sono ovunque raggiungibili….ORDER N.Y. ADC”

    • Vento Bianco says:

      In precedenza… nella Basilica di S.Maria degli Angeli (Roma) il 22 settembre
      “Date comunicazione di quanto segue:tramite nostri operatori abbiamo individuato cinque componenti tra cui P. e M. (Pierluigi e Mario). Uno di loro ha commesso lo sbaglio di vantarsi di aver preso parte al prelevamento che è stato molto semplice e rapido con l’uso di una persona amica …la “farsa turca”…il prelevamento della minore Emanuela Orlandi è stato attuato per altri fini….Nel gruppo esiste una persona pentita e una donna…sono persone appartenenti al quinto grado dei valori umani, che per motivi legati al fine, non hanno da tempo la disponibilità della giovane. Non siamo disposti a darvi altri particolari per comprensibili motivi logistici. Gli elementi devono contattare il loro “conduttore” al fine di poter dare piena soddisfazione alla richiesta del 6 settembre 1983 di mr Ercole Orlandi. Nella eventualità di una mancata e irregolare obbedienza sarà eseguita la sentenza……Gruppo Phoenix”

  2. Vento Bianco says:

    “Nell’88 inoltre vi era il processo d’appello del cosiddetto attentato al Papa”…. chiederei di chiarire a Marco Fassoni Accetti…perchè identifica “cosidetto attentato al Papa” ? Qualsiasi attentato…penso non possa essere definito “cosidetto” o lo è o…

  3. Vento Bianco says:

    In riferimento al Punto 6
    20 dicembre 1983…Quando Marco Fassoni Accetti…. “ritorna” a casa …
    “Quando la notte della pineta io torno a casa, strappo addirittura una pagina da un giornaletto di mia sorella, che all’epoca era una bambina, cerchiando dei nominativi, di alcune giovanissime. Perché soltanto nominativi femminili, perché sapevo che adesso, ripeto è una storia molto elaborata, MI SAREI DOVUTO FARE ARRESTARE, e sapevo benissimo che avrei avuto un’accusa di pedofilia, per quanto riguarda la presenza di questo giovane ragazzo.”
    (Dichiarazioni di Marco Fassoni Accetti in un Intervista a CLV)

    Chiederei a Marco Fassoni Accetti di illustrare in modo più ampio questi pensieri…capisco che come dice “è una storia molto elaborata”…..poichè l’interpretazione delle parole lasciano molti interrogativii.
    “perché sapevo che adesso MI SAREI DOVUTO FARE ARRESTARE.e sapevo benissimo che avrei avuto un’accusa di pedofilia”. Come faceva a saperlo? Fidando in una sua risposta chiarificatrice ringrazio.

  4. Vento Bianco says:

    “Perché soltanto nominativi femminili”…..”per quanto riguarda la presenza di questo giovane ragazzo.”…. strane parole…e strane contraddizioni apparenti!

  5. Vento Bianco says:

    Ma cosa accadde prima del ritorno a casa….Una testimonianza riporta che alle ora 18.30… il furgone parte da p.zza S.Emerenziana o zone limitrofe…direzione Ostia….Fermata presso un distributore per rifornimento carburante…. L’automezzo compie due volte il percorso di viale castel Porziano…nel secondo passaggio ..avviene il “cosidetto” incidente… avviene in un orario sicuramente precedente alle 19.40 (testimonianza del conducente dell’autobus 06 che rinviene il corpo sul ciglio della strada direzione verso Ostia. Qui potrebbero nascere riflessioni nei tempi di percorrenza del furgone…
    Poi l’autoveicolo… presumibilmente (ma v’è certezza sul luogo del ritrovamento) viene parcheggiato a circa 5 Km dal luogo dell’incidente. Viene ritrovato con “le chiavi inserite nel quadro” affinchè “non lo si possa ritenere abbandonato” ma contemporaneamente nascosto affinchè non potesse essere rubato da eventuali malintenzionati… Viene tolta dal furgone e nascosta l’attrezzatura fotografica…
    certo questo ha richiesto del tempo…si il tempo…
    Successivamente la persona si incammina verso la strada principale (via di castel Porziano) …attende un autobus…non sappiamo quanto possa essere durata l’attesa….
    L’autobus 070 lo conduce ad Eur Fermi metro B (tempo medio stimato 25 minuti)… probabile discesa a Termini (30 minuti tempo medio stimato) uscita dalla stazione (5 minuti medi stimati) e poi ultimo tragitto attraverso la probabile linea 38 (20 minuti tempo medio stimato).
    Questo ipotetico tragitto di ritorno ha un tempo stimato (salvo errori od omissioni) di minuti 1h e 20 minuti a cui andrebbero aggiunti i minuti di attesa che sicuramente si saranno verificati ma non ipoteticamente quantizzabili. Ma possiamo dedurre ragionevolmente che il tempo di percorrenza sia possibile quantizzarlo in non meno di 1 ora e 30 minuti (trascorsi dall’abbandono dei veicolo all’arrivo a casa). Ma è forse più credibile aumentare questo lasso di tempo causa attese e motivi di traffico.
    Una testimonianza attendibile riscontra la presenza di Marco Fassoni Accetti fra le 20.30 e le 21.00. Queste ipotesi lascerebbero aprire interrogativi sui tempi di percorrenza anche dell’andata oltre che del ritorno… e aver agito sul corso degli eventi…salvo errori o inesattezze di cui attendo conferme o ulteriori precisazioni da parte di Marco Fassoni Accetti. Grazie

    • Vento Bianco says:

      LE SENTENZE SI RISPETTANO…. specialmente quelle passate in giudicato..e non sono mai da considerare “CARTA STRACCIA”… come qualcuno sembrerebbe affermare, ma all’epoca “qualcosa” poteva essere sfuggito (come del resto ipotizzò il giudice…lasciandoci questo interrogativo sull’approfondimento) attraverso nuovi eventi o come qualcuno afferma pseudo-dichiarazioni, possono nascere nuovi elementi di riflessione… e cercare di “LAVORARE… PER CAPIRE COSA E’ SUCCESSO ESATTAMENTE in quel lasso di tempo” risulterebbe doveroso e atto a fornire elementi di comprensione e di aiuto.. per tutti… inquirenti in primis (qualora vengano reputati interessanti chiaramente)… per cercare di comprendere e forse anche aiutare a fornire quelle risposte, al desiderio manifesto di Marco Fassoni Accetti, al momento dell’apparizione sulla scena… perchè va ricordato che fu lui a fare precisi riferimenti inerenti la “notte della pineta”…per cui non si era “acquietato”…. portando e sottoponendo nuovi o “presunti elementi” che potrebbero essere collegati a quel remoto passato.

      • Vento Bianco says:

        Ah dimenticavo “LA RELATIVA SENTENZA GIUDIZIARIA.VA PRESA SEMPRE COME RIFERIMENTO”…magari con una particolare attenzione nella lettura…ma sempre PRESA COME RIFERIMENTO… mai mancare di rispetto a chi portò avanti quelle indagini ed elaborò la sentenza…. ma nuovi elementi possono sorgere postumi…sono i particolari che a volta possono sfuggire…e i particolari a volte determinano la storia.

  6. Vento Bianco says:

    Apprezzare la lettura iconologica. Aguzza la mente e invita alla riflessione… attraverso metafore analogie e simbolismi la mente attiva una probabile comunicazione… è il raccontare una storia …una delle tante storie… non di facile comprensione ma efficace. La lettura iconografica scatena timori e paure sopite…ma è fermante e non si oltrepassa quella soglia della diversa prospettiva e riappare la psiche emozionale capace di offuscare la lettura iconologica.
    E’ un libro… e come tutti i libri possono essere interpretati dai lettori secondo le loro caratteristiche.
    Indicare… entrare nel labirinto … il labirinto non è mai “dialetticamente crudele”.
    Il labirinto ci può insegnare molte cose. Ne intravvediamo il “possibile” ingresso, prendere coscienza, che il nostro obiettivo è arrivare nel “centro”.
    Ma poi, necessita saper tornare indietro, tornare nel mondo “normale” da cui siamo partiti.
    Solo in questo “mondo” prendiamo coscienza di ciò che abbiamo imparato…e tutto può essere utile…certo a volte è utile trovare una via d’uscita…ma…
    Tanti domandano… cercano risposte per poter capire .…
    Cercano risposte…ma viene da chiedersi: è veramente così?
    E venne il blog… ma tutti tacciono… tutto continua nel silenzio…
    Difficile rimanere in questo blog… per mancanza di interlocutori.
    Bene quello che volevo sottoporvi è stato detto…
    Ora però è tempo di andare… perchè correrei il rischio di fare un’inutile monologo.
    Lascio questo blog augurandovi un felice proseguimento e un augurio di buona vita.

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