Lettera a Pietro Orlandi

Orlandi,

per il fatto che sei il fratello di Emanuela, non per questo hai sempre ragione, diventi un pensatore, un investigatore, un giusto e buono. Ed io, per converso, debba esser sempre nel torto, rappresentando il male assoluto.

Commetti errori continui: censuri ed espelli chi non condivide il tuo pensiero, definendoti poi ricercatore di verità: la tua. Hai permesso la pubblicazione di gravi diffamazioni, minacce di linciaggio e di morte alla mia persona da parte della tua “buona gente” e nella tua buona e cristiana pagina. Con i tuoi amici di Rai 3 avete reso vano il mio appello ad ecclesiastici e non, a presentarsi. Non si può certo pretendere che qualcuno voglia sottoporsi al vostro trattamento “normalmente” violento, qualunquista, forcaiolo e come tutti gli uomini medi fascistoide.

Il mio controappello oggi è affinché nessuno si presenti, “per il suo bene”, come tu hai fatto presente alla ragazza, espulsa per aver fatto un commento assolutamente pertinente su di un articolo di Peronaci. Dichiari che sia io a dettare alle ragazze di Controinformazione, quando veramente non avrei né il tempo né la mancanza di autostima per controbattere ai tanti che con i loro “giochetti” da perditempo ti hanno e ti stanno rovinando. Persone alle quali non interessa realmente proprio niente di tua sorella. Io non rispondo a quelle persone incompetenti per loro scelta, ai facinorosi che si nascondono dietro un computer, e ben difficilmente confermerebbero direttamente alla mia persona quanto vigliaccamente scrivono. Pensi che io detti ad altri per non assumermi le mie responsabilità, dimenticando che mi sono presentato davanti a un giudice, nella vostra Italietta, nella quale fuggite e laddove tu stesso non ti sei assunto la responsabilità di tutti i reati pubblicati nella tua pagina, violando il vostro stesso regolamento, quello di Facebook e il codice penale. Come tutti i benpensanti sei anche tu un fuorilegge, ma non ne sei cosciente.

Dovrei temere di assumermi le mie responsabilità in semplici commenti su pagine Facebook, intimorendomi di quattro ragazzotti bonaccioni e non temere piuttosto una Corte d’Assise e relative gravi conseguenze giudiziarie. Un paralogismo patetico, quando oltretutto nel mio blog e a mia firma ho pubblicato prese di posizione ben più estreme.

Dovresti tornare a fare il parente, avvalendoti di professionisti, quali i legali ed altro, e riconoscendo i tuoi limiti di ingenuità, che non si adattano al ruolo che ti sei dato di comandante in capo. Tra le tue clamorose ingenuità riporto quella del confronto a Linea Gialla, dove, approfittando del fatto che non posso rammentare tutto, hai fatto credere che io non potessi essere il telefonista, arrecando un danno al mio appello a presentarsi, in quanto il mostrare che la mia persona sarebbe inattendibile, certo non ha stimolato quanti potevano avere un dubbio se presentarsi o meno. Tra l’altro sarebbe sufficiente ascoltar bene confrontando ad orecchio le due voci per comprendere.

Poni inoltre domande che lasciano perplessi, comprensibili solo in bocca a un profano, quale quella sui motivi della non distruzione del flauto, quando è più di un anno che in ogni sede ho spiegato di averlo conservato per farne un uso artistico.

Tu hai la tua verità e desideri la facile ed inconcludente vendetta.

Come ti ho già fatto sapere privatamente dal giornalista Peronaci, è finita. Augurati per i prossimi trent’anni, escano altri testimoni. Per il momento avvaliti della consulenza intelligente dei tuoi “yes-man” ed agitatori vari, non dimenticando che ad uno di costoro hai consegnato, senza autorizzazione, il mio personale numero di telefono.

Io non aggiungerò più alcunché al caso giudiziario. Non risponderò agli avvocati delle parti civili, in quanto le famiglie hanno dimostrato di non saper gestire verità delicate e pericolose, contro i loro stessi interessi.

Sono io, come tu hai detto a lei, che “ti banno per il tuo bene”.

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One Response to Lettera a Pietro Orlandi

  1. carlo artemi says:

    Generalmente non mi intrometto nelle liti altrui soprattutto quando ci sono o ci potrebbero essere le carte bollate , ma poiché mi sono occupato in maniera approfondita del caso di Emanuela ritengo giusto intervenire per darle ragione .Il sign. Orlandi ha tutto il diritto di chiedere verità e giustizia ma ciò non l’ho autorizza a comportarsi in un certo modo soprattutto nei confronti di chi si sta assumendo le proprie responsabilità senza andare in giro a dire che Emanuela era una ragazza facile o che Anna Orlandi era la figlia di Pacelli o che Marcinkus rapiva le ragazzine . Per completare il discorso non ci si può rifiutare di rispondere alle osservazioni fatte con tanto di FATTI sulla vera identità di colei che si presenta al mondo, anche al mondo dei social network , come Patrizia Marinucci e presenta tanti punti in comune con Emanuela . Il sign. Pietro e non solo lui devono ricordarsi che reato non è solo il sequestro e l omicidio ma anche a sostituzione di persona art..494 .C.P . A buon intenditor poche parole

    Carlo Artemi

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