Commento al libro “Il ganglio”- parte seconda ed ultima

Il Giornalista Peronaci mi ritiene vanaglorioso. Ciò significa: l’autocompiacimento senza alcun merito effettivo.

Ho già dichiarato che le note azioni di cui trattiamo, ebbero il risultato, pur con metodi para-criminali di ottenere l’accelerazione della restituzione dei debiti contratti dal Banco Ambrosiano e la defenestrazione della politica del Dott. Macioce presso l’Istituto per le Opere di Religione, nonché le nomine di alcune personalità presso dicasteri curiali.

A torto o a ragione, ciò che fu fatto aveva tali finalità. Non vi è nulla di cui gloriarsi, ma è arbitrario ed antistorico il non riconoscerlo.

Il giornalista continua tacciandomi come persona dalle “velleità artistiche”. La velleità è un desiderio, un’aspirazione senza possibilità di realizzarsi per incapacità.

Quanti sanno giudicare le mie opere vi possono riscontrare i necessari requisiti che le qualificano come espressione di arte.

Tra l’altro ho sempre cercato di coniugare la mia poetica alla necessità politica, nell’accezione più ampia e capillare. Nella resistenza all’occupazione industriale della cultura, con l’acme e la leggerezza di un’appassionata sincerità frontale.
Ed è sempre civiltà, lasciar giudicare i critici di professione, per il rispetto dovuto ai lettori. Il Peronaci, a meno che non sia un imbecille, si è così espresso per completare quel quadro a fosche tinte sempre utile per le vendite ad un pubblico medio, il quale predilige le presunte persone ”manchevoli”, necessarie a farlo sentire “migliore”, a far dimenticare la sua inconsistenza intellettuale e sociale.

In ultimo, per il giornalista sarei uso ad un linguaggio ricercato in quanto mosso da complessi derivanti dal non aver conseguito alti titoli scolastici.

Intanto io cerco di parlare l’italiano nella sua ricchezza ed integrità. Non quell’altra lingua paratelevisiva tanto in auge e che tutto appiattisce. Tra l’altro l’uso di parole desuete aiuta una lingua a non perire, proprio come ogni giorno accade all’italiano.

Non mi esprimo con l’uso superfluo di anglicismi, che proprio appartiene al Peronaci nei suoi rapporti interpersonali ed indica in lui quella ricercatezza esteriore para-esotica, comune a quella tipologia di persone che artificiosamente vogliono piacere e compiacere.

Non ho complessi di sorta, in quanto i lavori cine-fotografici creati rispondono per me, particolarmente quando messi a confronto con la vasta produzione industrial para-culturale dei tanti autori plurilaureati.

Il giornalista Peronaci mi chiese in passato, come molti altri giornalisti, di scrivere il libro insieme.

Rifiutai per vari motivi.

In pratica questo suo ultimo lavoro è composto prevalentemente dal materiale fornitogli senza alcun altro interesse se non il voler evitare si scrivessero ulteriori inesattezze.  Anche la definizione “il ganglio” fu da me espressa nel nostro primo incontro.  Ciononostante questi è riuscito a pubblicare inesattezze e considerazioni arbitrarie, danneggiando trasversalmente anche il suo amico Pietro Orlandi, per quanto riguarda l’aspetto reale delle verità.

Con tutto ciò ha perso l’occasione di affrontare un percorso comune fino ed oltre un eventuale processo.

Colpevoli sono la brama di compiacere quel solito pubblico facile, che tutto domina e distrugge.

Sono gli altri ad aver necessità della mia persona, non io di loro. Necessità legittime e doverose di chiedere e conoscere.

Ed è alquanto inintelligente che colui che ha bisogno di qualcuno se lo inimichi.

Evidentemente il rigore e la serietà investigativa non interessano alla procura, alle famiglie delle ragazze scomparse e tanto meno ai giornalisti, per cui il mio ruolo di testimone si è da tempo conseguentemente estinto.

Un esempio in questo senso viene dal mio rifiuto un anno fa, di incontrare l’avvocato della signora Garramon che me ne fece richiesta.

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4 Responses to Commento al libro “Il ganglio”- parte seconda ed ultima

  1. Vento Bianco says:

    Questo ultimo commento al “libro” appare un’esaltazione dell’ egocentrismo.
    Ciò significa: l’atteggiamento e il comportamento del soggetto che pone se stesso e la propria problematica al centro di ogni esperienza, trascurando la presenza e gli interessi degli altri.
    Se questo rappresenta l’ultima tua considerazione al “libro”…. traspare una sorta di linguaggio ed espressione a cui sicuramente non eravamo abituati e quasi direi non a te consona…. chissà che questo “libro” abbia danneggiato… ancor più di quello a cui tu accenni.
    E sai poi, a volte… sorgono dubbi…. sui verbalismi concordati. Penso che altre affermazioni… avrebbero dovuto rappresentare, il motivo del “contendere” nei vostri dialoghi che sembranio a “distanza”.
    P.S. Ho voluto esternarti questo pensiero…sai a volte i pensieri spingono a riflessioni…. forse consegnare come dici… per “voler evitare si scrivessero ulteriori inesattezze” beh…non sempre le intenzioni trovano riscontri. Bella notte Marco!

  2. carlo artemi says:

    Caro Fassoni . Un parente prossimo del sottoscritto a cause delle ….del signor Marcinkus perse 15 dicesi 15 anni di risparmi a casua del fallimento della Banca privata di Sindona . Pertanto capisco perfettamente la logica dell’azione da lei condotta e da altrii ideata relativamente alla restituzione dei debiti dell’Ambrosiano anche se è mia assoluta convinzione che due ragazze quindicenni nulla assolutamente nulla hanno da spartire con quello che accadeva e che sarebbe in seguito accaduto allo IOR . Se la signora Emanuela Orlandi e la signora Mirella Gregori dovessero leggere queste mie righe e sentirsene urtate, a loro vanno le mie più profonde e sincere scuse . Se avessi svuto le mani in pasta in Vaticano nel 1983 mai dico mai le avrei infastidite ma certo qualche azione anti-Marcinkus l avrei ideata

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