Il libro del giornalista Nicotri “Triplo inganno”- parte quarta.

A pag. 7 il Nicotri ritiene i telefonisti detti “Pierluigi e Mario” dei probabili mitomani.

Tenendo conto che costoro riferivano le stesse cose, secondo il giornalista i due mitomani si sono associati tra loro. Ma il Nicotri ritiene che anche il telefonista detto “l’Americano” possa essere probabilmente un mitomane. Ed essendo stato quest’ultimo a conoscenza degli altri due telefonisti, se ne deduce che, sempre secondo il Nicotri, ben tre mitomani si siano organizzati a far delle telefonate autonomamente.
Valga la risposta data dal Giudice Capaldo ad un giornalista del “Toronto Star”: “Mario e Pierluigi erano certamente coinvolti nel rapimento”.

A pag. 121 e 197 il Nicotri indica nella Staatssicherheit (Stasi), il servizio di informazioni della Germania Democratica, gli autori dei comunicati a firma “Phoenix” che furono fatti trovare nei giorni successivi alla scomparsa della Orlandi. Falso. Non solo alcun documento né testimonianza attesta ciò, ma è sufficiente analizzare quali erano gli intenti di tale servizio tedesco e quali quelli del fantomatico “Phoenix” per comprendere la sostanziale differenza.

La ”Stasi”, secondo il racconto di un suo dirigente, l’ufficiale Gunter Bohnsack, scrisse delle lettere spacciandole per opera dei cosiddetti “Lupi Grigi” (organizzazione terroristica turca), i quali, sempre secondo l’inganno della Stasi, dopo aver commesso l’attentato di piazza San Pietro, volevano con il sequestro della Orlandi liberare i cittadini turchi, tra i quali Agca, detenuti nei carceri italiani.
Tutto ciò serviva esclusivamente a stornare i sospetti e le accuse nei confronti della delegazione bulgara di aver compiuto quell’attentato.

Coloro che invece si presentavano come gruppo “Phoenix”, si qualificavano come una certa entità mafiosa che minacciava i sequestratori della Orlandi e li esortava a liberarla. E di ciò la “Stasi” non ne aveva chiaramente alcun interesse, in quanto, lo ripeto, l’unica loro motivazione era accusare i terroristi turchi di aver compiuto l’attentato al Pontefice.

Anche questo falso rientra nella logica del Nicotri, atta a dimostrare che nessun comunicato apparso in quei mesi dell’83, apparteneva ai reali responsabili della scomparsa della ragazza. Il giornalista approfitta come sempre, del fatto che i lettori spesso non conoscono la diversa natura dei molteplici messaggi prodotti in questo caso giudiziario tanto articolato.

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