Il libro del giornalista Nicotri “Triplo inganno”- parte quinta.

A pag.214 il Nicotri scrive: “E’ probabile che Fassoni Accetti abbia trovato il flauto nella marea di oggetti dello stabilimento cinematografico”. Immaginiamo una persona che trovi un flauto in uno stabilimento cinematografico con tanto di matricola, e lo porti ad una procura dicendo che è il flauto della Orlandi.

Quando il giornalista ha elaborato il ragionamento che lo ha portato a ritenere che ciò possa essere “probabile”, avrà tenuto conto che un flauto conservato nel reparto “oggettistica” di uno stabilimento di cinema, probabilmente è stato già impiegato in una lavorazione, per cui apparirà in una pellicola e nelle foto di scena? E che i componenti della troupe, i responsabili del reparto ed anche eventuali spettatori del film possono ricordare e associare il flauto del film con quello che i media mostrano come il presunto flauto della Orlandi, fatto ritrovare oltretutto proprio nello stesso studio cinematografico dove il film è stato girato?
Tra l’altro io, secondo l’intuito del Nicotri, oltre all’essermi avventatamente servito di un flauto appartenente ad uno stabilimento, commetto l’ulteriore follia di farlo rintracciare nello stesso luogo, onde facilitare l’associazione a quanti potevano essere al corrente dell’esistenza di questo strumento in quel reparto.
Inoltre, se anche il flauto non fosse stato impiegato in alcun film, riportava comunque una matricola che lo poteva far ricondurre alla casa di produzione o alla persona che alla stessa lo aveva venduto.
Ma per il Nicotri tutto questo si traduce in una semplice considerazione: “E’ probabile che lo abbia preso nello stabilimento” .

Sempre su questo argomento il giornalista a pag.218, pubblica una dichiarazione del maestro di flauto della Orlandi, nella quale si legge che la ragazza al termine di quell’ultima lezione del 22 giugno ‘83, aveva “di sicuro” pulito il flauto, per cui “se il flauto fatto ritrovare fosse davvero il suo, nell’astuccio dovrebbe esserci logicamente anche l’attrezzatura per la pulizia”.
Il maestro Berti parla come se dall’ultima lezione al ritrovamento del flauto fosse passato qualche giorno e non più di un quarto di secolo. In trent’anni quella custodia è passata di mano, aperta varie volte, nascosta e ripresa. Ma lui ritiene che “logicamente” dovrebbe esserci l’attrezzatura, ed in questa sua paralogica conclude: ”il fatto che quest’attrezzatura non ci sia, fa pensare che il flauto trovato non sia quello di Emanuela.”
Il “logicamente” del maestro Berti fa il paio con il”probabilmente” del Nicotri, riferito al flauto nello stabilimento.

Infatti a pag.214 il giornalista scrive: “La prima stranezza è che l’astuccio è privo del necessario per la pulizia. Dunque manca ciò che permetterebbe l’analisi del dna”.
Se io fossi un falsario, come il Nicotri sostiene, mi sarei procurato oltre il flauto anche quest’asticella per la pulizia, e l’avrei messa nella custodia, dopo averla ripulita ed invecchiata per non farvi trovare la saliva, così come avrei fatto con il flauto.
Ma il signor Nicotri pensa che i suoi interlocutori siano sempre degli imbecilli.

In ultimo a pag.215, il giornalista conferma essere il suddetto strumento un falso, in quanto non riporta nella sua custodia alcuna riparazione della tappezzeria, che a suo dire sarebbe stata eseguita prima della scomparsa della ragazza.
A questo riguardo, si dovrebbe tener conto anche della testimonianza di Pietro Orlandi, in possesso di uno scritto del padre Ercole, nel quale si dichiara essere falso quanto il Nicotri sostiene, riguardo questa presunta riparazione della custodia.
Ed è inverosimile e ridicolo insinuare  che il signor Pietro Orlandi, possa avvalorare la tesi che il flauto da me presentato sia proprio quello della sorella, solo per avere altre opportunità  di appare mediaticamente, come nel libro in questione si sostiene.
Tra l’altro il fratello dell’Emanuela si è dimostrato sempre critico verso ogni testimonianza, compresa la mia.

A pag.118 e 128 il giornalista Nicotri rappresenta l’avvocato Gennaro Egidio, legale degli Orlandi, come persona chiaramente legata al Servizio informazioni della sicurezza democratica (Sisde). Anche nel suo precedente libro: “Emanuela Orlandi- La verità” descriveva l’avvocato Egidio in modo pessimo, tranne avvalersene quando costui dichiarò che la Orlandi e la Gregori non furono realmente sequestrate. Confermando la tesi che il giornalista ha sempre sostenuto in tutti i suoi scritti.
Ma un avvocato foraggiato ed indirizzato dal Sisde, non avrebbe forse la convenienza e l’obbligo di dire solo ciò che rientra nell’interesse di quel servizio dello stato? La tendenziosità del Nicotri tutto assimila.

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