Indizi

Inizio gradualmente ad aprire il mio archivio, pubblicando fatti che mi ero riservato di render noti esclusivamente nel corso del dibattimento pubblico del processo.

Lo schema iniziale e primario del caso, vede due pubblici ufficiali assistere al dialogo intercorso tra una ragazza, la probabile Emanuela Orlandi, ed un giovane uomo, il probabile rapitore, che nell’occasione usò, sempre secondo i testimoni, un’autovettura di color verde metallizzato.

Io mi sono presentato in Procura, qualificandomi come uno dei responsabili, per cui sarei dovuto logicamente essere sottoposto ad un confronto con uno dei due testimoni, l’altro è deceduto. Ciò non è avvenuto.

Essendo poi presente un’automobile sulla scena del crimine, mi avrebbero dovuto chiedere, logicamente e prevedibilmente, quale macchina usassi nell’83, e al tempo stesso indagare al riguardo. Ciò non è avvenuto.

Nessuno è a conoscenza di quale autovettura usassi in quell’anno. Tanto meno i giornalisti televisivi e di carta stampata, che pure dimostrano tanto zelo nelle ricerche.

Io ero solito usare una Citroen Gs, di colore verde metallizzato. Lo stesso colore indicato dai testimoni. Certo, uno dei due pubblici ufficiali ritenne che la macchina avvistata fosse una BMW, ma un testimone potrebbe errare. Ambedue comunque, indicano lo stesso colore.

Ed è assolutamente palese, che i magistrati avrebbero dovuto appurare quale automobile usassi. Senza “se” e senza “ma”. Anche nel caso non si fosse ritenuto certo che i due pubblici ufficiali avessero visto proprio la Orlandi, avrebbero dovuto comunque appurare su quanto ho sopra esposto.

Signori magistrati, io vi accuso. Avete omesso gravemente di ottemperare alcuni atti, che in un processo per duplice omicidio sono assolutamente d’obbligo. E stiamo parlando di duplice omicidio, non di un furto d’auto.

La mia opinione, non credendo ad ingenue negligenze da parte di cotanta Procura, è che le vostre decisioni siano state dettate da motivi di opportunità. Io vi perseguirò in ogni sede giudiziaria, civile e politica.

In conclusione, io, oltre ad assomigliare alla descrizione fatta dai testimoni: leggermente stempiato, magro e con il viso allungato, a recare un flauto compatibile, una voce compatibile a quella del telefonista, ad avere una mia persona intima nella città di Boston, negli stessi giorni in cui da quella città venivano spediti alcuni comunicati, e guarda caso non stiamo parlando di una delle infinite città Statunitensi, ma proprio della città di Boston. Ed infine possedevo altresì, un’autovettura verde metallizzata. Quanti dei lettori del presente articolo, hanno avuto o conoscono un qualcuno che possedeva una macchina di tal colore? Una tinta, non proprio consueta.

Per i giudici si tratta solo di molte coincidenze. Ma le coincidenze non possono mai essere molte, altrimenti non sarebbero coincidenze. In verità sono indizi, concordanti ed univoci, con cui si istruiscono i processi, detti per l’appunto, processi indiziari.

Modello Citroen GS (preso dal web): http://www.targhenere.net/gallery/photo.php?photo_id=7387

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3 Responses to Indizi

  1. Vento Bianco says:

    E venne il giorno…

  2. Vento Bianco says:

    Il giocatore e la partita…
    Ha voluto giocare, pensava che il gioco facesse parte della Matrice, ma ha capito , che il gioco si fa duro… e allora i duri cominciano a giocare. Comincia a percepire la “NON Matrice”.
    Si era seduto al tavolo della vita con la voglia di vincere, aveva dischiuso proprie carte…
    Il “giocatore”…. ha un buon punteggio in mano e sa bleffare.
    E’ un giocatore…un vero giocatore… un grande giocatore. E’ un vincente.
    Ha sempre vinto perché aveva studiato, e quindi conosceva, gli avversari.
    Lancia una posta alta per vedere. E’ sicuro…forse troppo sicuro. E’ spavaldo, sa il fatto suo.
    Fra i giocatori c’è una sedia vuota…
    Parte un rilancio.
    Lui è distaccato, è un giocatore… non ha paura di nessuno è cosciente di vincere.
    Il rilancio è alto. Il giocatore prepara la sua forza. Come le altre volte guarderà nella direzione del giocatore del rilancio. Lo guarderà fisso negli occhi e darà adito alla sua spavalderia. Si impadronirà di lui e vincerà….
    Volge lo sguardo in quella direzione. Ma… Resta interdetto.
    Il rilancio è partito dalla sedia vuota.
    La sua fantasia… la sua forza sembra vacillare. Eppure ha una “scala reale”!
    Ma non riesce a vedere negli occhi il rivale.
    Saltano tutti gli schemi della sicurezza interiore. Crolla la sua spavalderia.
    Aveva tante volte rilanciato, anche al buio, era sicuro…ma solo se osservava il rivale…
    ora cosa guardare?
    Nasce il timore….Perde sicurezza non riesce a ragionare.
    Su cosa era basata la sua sicurezza? Eppure aveva una scala reale.
    La sua sicurezza era racchiusa nell’osservare il rivale ma quando ha provato ad osservare se stesso… ha visto… una sedia vuota e non si era accorto che era stato lui stesso a rilanciare sul suo rilancio. Tanti osservavano quella partita… tanti non compresero e destava in loro meraviglia.
    Non riuscirono a percepire…
    Ma… Lui era “un giocatore”…

    P.S. la parola “giocatore” viene usata in senso puramente “allegorico” nel doveroso rispetto dei personaggi e della vita)

  3. Vento Bianco says:

    Tanti osservavano quella partita….subentrarono in quel tavolo…
    Lui “il giocatore”…parve abbandonare…. si alzò da quella sedia… ora era lui l’osservato… non fu dato sapere in quel momento… se si alzò per le dovute riflessioni…ma dava l’impressione di voler abbandonare… ma come tutti i “veri giocatori” poteva celare un “asso nella manica”… Ora doveva dimostrare a se stesso di essere un buon giocatore…. sapeva che doveva chiudere la partita…era la sua vera e forse ultima occasione…..

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