La voce della Orlandi

Nell’ultima puntata della nota trasmissione di RAI 3, una ex compagna di Emanuela Orlandi asserisce non essere autentica la voce registrata in un nastro e fatta ascoltare telefonicamente alla famiglia nel 1983.

Tale testimonianza, tra l’altro espressa dopo 32 anni, non può essere risolutiva. Teoricamente dovremmo anche ascoltare il parere di tutti gli altri compagni del Convitto nonché della scuola di musica. Ma ciò che risulta determinante, è il giudizio di tutti i familiari della Emanuela espresso quando ascoltarono tale nastro già nell’83. E di questo l’ineffabile presentatrice del programma non ne fa menzione, e sorprendentemente non chiede il parere di Pietro Orlandi che pur è posto accanto a lei. E ancor più sorprendentemente lo stesso Orlandi non intervenendo, lascia che gli ascoltatori si formulino l’idea che la voce del nastro non sia quella della sorella.

Già varie volte la stessa signora nelle trascorse puntate dichiarò che “la Procura ha archiviato il caso”, quando il caso non è ancora affatto chiuso. Salvo poi contraddirsi ripetutamente e insensatamente nell’esporre le varie iniziative dell’Orlandi, atte proprie a contrastare la possibile decisione di archiviare.

Il negazionismo, il negare che ogni elemento sia autentico, gioca chiaramente a favore dell’archiviazione. Ripetutamente avvisai l’Orlandi in passato che tali pseudo giornalisti, al di là dell’apparenza, hanno sempre con negligenza o dolo, danneggiato l’integrità e la corretta informazione degli elementi giudiziari.

Molte persone mi hanno scritto facendomi presente, di aver sempre ritenuto che in quel nastro non si trovasse l’autentica voce della Orlandi. A tutti replico chiedendo loro, dove hanno mai conosciuto l’autentica voce della ragazza, che permetta una reale comparazione con quella presente nella registrazione.

Questo caso giudiziario è sempre stato disastrato dalla pochezza di molti rappresentanti della stampa nonché da una turbe di imbecilli. Invito tali categorie a recarsi negli ambiti a loro più congeniali del calcio e delle canzonette.

Comunque appare alquanto peregrino, che nei giorni a seguire il 22 Giugno ‘83, quando i media e gli inquirenti potevano necessitare di un’immagine ancor più viva della ragazza, nessuno abbia pensato e fatto ricorso a tale video, all’epoca immediatamente disponibile. Quindi esistono le dimenticanze, le imperfezioni… realtà più che umane. Se non che, quando tali medesime circostanze sono commesse dal sottoscritto, tra l’altro dopo ben 30 anni, il giudizio altrui è implacabile.

La voce presente nel nastro in questione, appartiene assolutamente ad Emanuela Orlandi.

Del resto è impensabile che i responsabili del sequestro potessero già rischiare in prima istanza di essere smentiti, azzardando addirittura l’uso di una voce impropria, che poteva essere riconosciuta per tale dai familiari più stretti. Piuttosto si sarebbe evitato di usare una “voce” come prova di responsabilità. Sarebbe stato sufficiente presentare i documenti della scuola di musica della ragazza.

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