Pino Nazio

Il giornalista scrittore Pino Nazio, mi incontrò nel 2013 alcune volte presso la mia abitazione, convincendosi della veridicità dei vari punti giudiziari che gli illustrai e che avevo prodotto ai giudici. Per cui conseguentemente mi chiese di collaborare con lui alla stesura di un nuovo libro sul caso in oggetto, ottenendo un mio rifiuto, così come feci con altri giornalisti che mi sottoposero la medesima richiesta.

Nel corso di una trasmissione televisiva del 24 agosto 2015, il suddetto scrittore ha messo in dubbio che il flauto da me presentato in Procura potesse essere realmente appartenuto ad Emanuela Orlandi, tra l’altro contraddicendosi, in quanto lo stesso Nazio faceva presente che la perizia sullo strumento non ha escluso affatto che potesse essere appartenuto alla ragazza.

Prevedibilmente, nella costante incapacità o volontà di non informare compiutamente gli ascoltatori, non si accenna minimamente al fatto che un illustre magistrato quale Giancarlo Capaldo, nel suo dissenso verso la richiesta di archiviazione, ha inteso confermare la convinzione che io sia uno degli organizzatori del fatto in oggetto.

Tale giudice ha condotto personalmente le indagini e gli interrogatori, che non piuttosto il Procuratore Pignatone, il quale è mia convinzione, non conosca affatto la maggior parte degli elementi da me prodotti in fase istruttoria.

Ritengo che il “voltagabbana” del giornalista Nazio, sia dovuto al voler cavalcare quella tendenza ruffiana che vede nel Dottor Pignatone una sorta di eroe civile, per aver guidato l’inchiesta sulla mafia della Capitale.

Personalmente non credo che la predetta inchiesta debba ritenersi coraggiosa ed originale. Dal tempo di “tangentopoli” l’arrestare politici ed assessori è sempre stata prassi comune. Mentre diversamente, non ricordo affatto che qualcuno abbia promosso con reale coraggio un’indagine approfondita e fattiva che vedesse coinvolti membri della Città del Vaticano.

In quanto al giornalista Nazio, ritengo il suo opportunismo e la sua negligenza, stigme costanti di ben nove decimi degli appartenenti alla stampa italiana.

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