L’esistenza di un’altra Emanuela Orlandi

“Come fu nell’83, i burattini si lasciano condurre laddove si vuole. Non hanno mai guizzi di estro e autonomia”.

Ho atteso che l’inchiesta prevedibilmente fosse archiviata, per rendere pubblici alcuni fatti, la cui veridicità è immediatamente riscontrabile. Per cui ora la Procura si dovrà assumere la responsabilità di aver chiuso senza aver indagato approfonditamente.

L’episodio che vado ad illustrare è stato da me prescelto tra tanti, in quanto ha una contiguità con il caso della Catherine Skerl, il cui possibile trafugamento costituisce un’altra conferma su quanto da me affermato.

Nel 1993 all’interno del Servizio per le informazioni e la sicurezza (Sisde), si verificarono delle notevoli turbative, nel cui ambito esercitammo delle pressioni nei confronti di alcuni membri del suddetto servizio..E secondo uno dei nostri moduli di operare, abbisognavamo di una ragazza con estrazione di sinistra, per chiederle di collaborare nell’esercizio di queste pressioni.

Per cui in un centro sociale identificai una ragazza, ma non potendo certo esternarle subito la mia proposta di partecipazione, la approcciai proponendole di recitare in  un mio lungometraggio. Essendo questa una maggiorenne, a differenza delle precedenti ragazze, le dissi il mio nome reale e le fornii il numero di telefono. Questo alla presenza di una sua amica, che se rintracciata non può che confermare.

In seguito le rivelai il mio progetto, che la ragazza sia pure con molte titubanze, condivise in minima parte. Dopo circa un mese, scomparve. Il fatto fu denunciato dai familiari alle autorità. L’ amica che era presente al momento in cui la fermai, ricevette una lettera nella quale costei annunciava vagamente un desiderio di partire. Ho sempre pensato che i responsabili di tale scomparsa, abbiano scelto come destinataria della lettera proprio tale amica, per farci comprendere che sapevano di quel nostro primo incontro. Inoltre, alcune circostanze che esporrò agli inquirenti, mi portarono a ritenere che i suddetti autori fossero i medesimi del caso Skerl.

Quindi, oltre alla testimonianza dell’amica che può riconoscermi, è possibile rintracciare nell’agenda telefonica della scomparsa il mio numero telefonico dell’epoca.

Avevo fatto presente ai parenti della Orlandi, quanto la tattica di raccoglier solo firme fosse perdente: un magistrato deve decidere in piena autonomia senza lasciarsi influenzare dalla volontà popolare. Costoro hanno preferito poi frequentare una trasmissione televisiva, la quale ha sprecato ben due puntate simulando di aver trovato inesistenti ed impossibili collegamenti tra lo scomparso Bruno Romano e la mia persona. E che si son ben guardati dal parlare, con la partecipazione ingenua degli Orlandi, della tomba della Skerl; la cui verifica del trafugamento, avrebbe anche potuto condurre il magistrato giudicante l’archiviazione, a chiedere ulteriori indagini.

In conclusione, nel momento in cui si investigherà sul fornetto della Skerl, produrrò alle autorità competenti anche le generalità della nuova ragazza scomparsa e dell’amica testimone. L’apertura di un nuovo fascicolo e relative indagini non può che ricondurre al caso Orlandi-Gregori.

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