SULLA PERIZIA

Nel nostro primo incontro il perito non sapeva nulla del caso Orlandi. Per cui il suo pretendere di giudicare una materia tanto vasta e nel tempo di pochi incontri è indubbiamente riduttivo, semplicistico ed arrogante. Diciamo che ha attaccato l’asino laddove vuole il padrone, infatti ha ripetuto pedissequamente le considerazioni dell’accusa.

Tra l’altro costui ha citato le dichiarazioni di mio padre e mia sorella, non riflettendo sul fatto che tali dichiarazioni furono considerate arbitrariamente veritiere senza sottoporle a confronto con la mia persona, che le appresi solo conclusa l’istruttoria. Quindi senza concedermi la possibilità di difendermi, di fornire la mia versione. Inoltre in un confronto diretto con i miei familiari avrei potuto far valere le mie ragioni. Confermo che mio padre ha dichiarato il falso nell’intenzione di sottrarmi alle conseguenze legali. Quanto da lui dichiarato è facilmente smontabile in sede dibattimentale.

Le prove che il perito abbia mentito risiedono nel fatto che non ha annoverato né citato il fatto del loculo vuoto della Skerl come elemento da verificare e quindi dirimente. Oltretutto fino all’ultimo incontro il suddetto perito non aveva ancora ascoltato la voce del cosiddetto “americano”, come fin dal primo incontro lo avevo invitato a fare.

In ultimo, parlare di “istrionismo” e di una certa teatralità del mio essere non tiene conto che dall’età di 14 anni io pratico l’arte drammatica nei miei lavori cinematografici, per cui tali temperature non possono che essersi connaturate alla mia persona, e non ritengo quindi sia opportuno interpretare ciò come un vezzo patologico.  Infatti la negligenza o malafede del perito si coglie nel fatto che non fa mai accenno alla mia attività d’arte, nonostante questa sia la mia vita stessa, il respiro. Si è voluto esaminare la mia persona prescindendo da quel che principalmente la compone e che naturalmente influenza il mio modo di rapportarmi agli altri.

Prevedibilmente poi, nessuna menzione delle considerazioni di Capaldo riguardo il caso che io stesso gli ho fatto piu volte presente.

Comunque la tesi di un perito non è parola di un Dio, dobbiamo abituarci alla pluralità delle interpretazione e degli studi senza pecoronamente sottostare acriticamente a quel che l’autorità ci dice. Esistono gli errori giudiziari, e questo lo è.

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