Archiviazione Caso Garramon

 Il caso Garramon è stato archiviato, ed è assolutamente quel che desiderava la signora Bulanti-Garramon. Cristallizzare la storicità del fatto alla prima ipotesi investigativa: che fossi stato io e solo io. Per 30 anni, non avendo fatto nulla di nulla per sovvertire tale assunto, ha dimostrato dunque di accettarlo.

Quando mi sono presentato alla Procura 2013 ventilando la possibilità che vi fossero dei responsabili, la signora ha fatto di tutto per mantenere l’accusa solo sulla mia persona, consapevole tra l’altro che non sarei potuto essere riprocessabile.  La sua accusa, la pedofilia solitaria, escludeva vi potesse essere la partecipazione di altri, e soprattutto la possibilità di altri moventi. Quali il tentativo di estorsione, la semplice volontà omicidiaria per motivi che al momento sfuggono, ed altro ancora.

E doveva esserle chiaro che il suo atteggiamento mediatico di demonizzazione nei miei confronti, avrebbe comportato la mia chiusura verso una possibile collaborazione.

 Tutto questo, secondo la mia opinione, al fine di preservare il passato del suo coniuge, che legalmente e legittimamente era comunque contiguo a fatti e realtà all’origine della scelta di sequestrare il figlio Josè, da parte di alcuni.

Per chi volesse comprare il libro redatto dalla stessa signora, sappia che l’intento è quello di portare avanti il suo depistaggio, infatti a pagina 20 dello stesso si può leggere la seguente informazione: “…un altro fatto accertato: nel 1981 l’Accetti è implicato nella morte di un uomo somalo arso vivo sulla porta di una chiesa. Si può intuire facilmente l’indole perversa della sua personalità”.

 

A parte il fatto che la morte del somalo in questione risale al 1979 e non al 1981, faccio presente di non esser mai stato coinvolto a nessun titolo in tale caso giudiziario.

Altresì ricordo che tale libro diffamatorio, già dai miei legali denunciato per quanto tale, è stato presentato con la partecipazione della giornalista Sciarelli, autrice di un programma di servizio pubblico della rete pubblica, nonché già condannata in via definitiva dalla Cassazione per il reato di diffamazione, e nonostante ciò ancora al suo posto di responsabilità e decisione.

Le masse mentalmente incapaci di elaborare  tali discernimento e distinguo, storicamente subiscono.

 

 

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