Interviste in ginocchio

Fabrizio Peronaci, i fatti prima si verificano e poi si pubblicano, altrimenti sei co-responsabile e amplificatore dei falsari e diffamatori, e potresti ambire a lavorare nella nota trasmissione sugli scomparsi.

Rispondo alle accuse: quando si dichiara che si è fatto eseguire uno studio a criminologi e psichiatri, si pubblica il nome di costoro e possibilmente un sunto scritto del loro lavoro. Altrimenti è millantato credito.

Non ho mai dichiarato nel primo interrogatorio dei carabinieri, di abitare e provenire dalla mia abitazione al Laurentino. Il verbale in questione lo conferma. Ed esiste anche un verbale di perquisizione della stessa dimora, in cui i carabinieri dichiarano che la casa è assolutamente vuota, priva di mobilia e mai abitata, e che lo strato di polvere osservato aprendo la porta dimostra che nessuno ha calpestato il pavimento da svariato tempo. Io mi alternavo in quel tempo tra le due abitazioni di Via Goito e S. Emerenziana, mai abitato al Laurentino, pur essendo il proprietario di tale appartamento.

Non esiste agli atti alcuna dichiarazione di nessun impiegato di un bar che mi avrebbe visto su di un marciapiede. Se tu Peronaci ti fossi comportato professionalmente, le avresti chiesto copia di tale testimonianza, e se la stessa è stata prodotta in Procura.

Così come non esiste alcun verbale dell’epoca e dei giorni nostri, in cui la signora dichiari che io mi sarei presentato presso la sua abitazione travestito da sacerdote; se così fosse stato lo avrebbe detto nei primi interrogatori dell’83, ai carabinieri, al Giudice Istruttore e alla Corte del dibattimento. E poi tra l’altro inverosimilmente lo ha taciuto per 30 anni.

Il fatto della pineta è una sorta di pozzo di S. Patrizio: ognuno vi estrae un fatto o un testimone inedito, ma non dimostrandolo (cui prodest?).

In conclusione il giornalista, ben conoscendo la personalità della signora, ha voluto redarre un pezzo commercialmente scandalistico, disorientando, inquinando e a continuo danno di una reale ricerca e possibile verità.

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Perizia psichiatrica

Storia magistra vitae. Trentadue anni orsono, un giudice volendo farmi condannare per il fatto della pineta in qualità di assassino, si accorse che non sussisteva il movente per tale ferocia. Per cui ricorse ad una perizia psichiatrica, la quale se avesse provato un mio disturbo mentale, avrebbe per l’appunto procurato un movente verosimile.  La perizia accertò la mia normalità ed io fui assolto.

Ora i nuovi magistrati, temendo che al processo per l’autocalunnia io possa dimostrare prevedibilmente le mie ragioni, cercano di annullare questa possibilità processuale, nella speranza che detta perizia accerti in mio disturbo mentale, tale da invalidare la mia partecipazione . Per cui è bene diffidare dell’onestà di periti nominati dalla stessa Procura. Il fatto che tale perizia dovrebbe accertare  se io sia in grado di sostenere intellettualmente un’esperienza processuale, non può che indicare in quanti mi conoscono la fasullaggine o imbecillità di tali giudici.

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Il vero “Bene”

In queste ore un Giornale Radio ci dice: “E’ cominciato il “countdown” per l’apertura della Porta Santa . In tale volgarità sono sintetizzate due realtà: il cosiddetto “itanglese”, quel misto di Inglese ed Italiano, provinciale, ingiustificato e ridicolmente vanitoso, ed il Giubileo altrettanto immotivato in quanto le sue recenti edizioni non hanno affatto incrementato la cristianità di alcuna persona, anzi conversamente negli ultimi anni l’asocialità feroce è assurta a culto vero e sincero.

Gli uomini non possono migliorare per onorare un Dio, in quanto anche i cosiddetti credenti sono consapevoli, almeno nel loro inconscio, che non può esistere alcun Dio. L’unica speranza di cambiamento è riposta nella possibilità che i cittadini comincino ad onorare solo la collettività, il consorzio umano. In quanto è reale, lo si vede e sente, è veramente può restituirci quel che inutilmente si chiede agli Dei.

Ed intanto continua a non piovere: la città Santa è immersa nelle polveri sottili che obbligano le autorità ad interrompere la circolazione delle autovetture, eppure lo stesso Giornale Radio dovesse cadere la pioggia lavatrice direbbe ”E’ una brutta giornata”, intendendo il fastidio arrecato a quanti si recano allo “shopping” stimolato pubblicitariamente dalla stessa Emittente. Gli uomini dovrebbero adorare il loro prossimo e il bene comune, come se stessi.

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Falsa testimone

Un illustre e competente magistrato come il dott. Capaldo, ha preso le distanze dalle decisioni archiviatorie di Pignatone, e resta la memoria storica più rilevante della trascorsa inchiesta, in quanto ha personalmente condotto gli interrogatori che non il Pignatone o il Giorgianni.

Nel suo giudizio io ero, al di là del contesto della Città del Vaticano, uno dei responsabili del caso, con l’ausilio di varie persone tra cui alcune ragazze del mio stesso ambiente. Una di costoro è entrata nelle pagine che affrontano tale argomento sotto mentite spoglie,  laddove con infiniti interventi cerca di inquinare e orientare il convincimento altrui per rendermi non credibile al solo e unico scopo di tutelare la sua persona nel caso di possibili futuri coinvolgimenti giudiziari.

Ritengo sia dovere degli amministratori di tali forum, cercare di appurare se quanto dico corrisponda a verità. Sarebbe sufficiente incontrare la persona in questione, altrimenti tutto ciò costituirebbe un fatto gravissimo che invaliderebbe il senso di ricerca delle stesse pagine, in danno degli iscritti che si trovano ad essere informati o disinformati da colei che in realtà è stata una testimone dell’inchiesta. E il fatto che non  dichiari di esserlo stato, conferma il suo intento depistatorio.

Non dimenticando che tale persona, con il suo vero nome, anni orsono inventò letteralmente un falso interrogatorio che io avrei avuto con il giudice Domenico Sica, circostanza che non trova alcuna conferma testimoniale o documentale. Per cui la genesi di tale personaggio ben ne faceva comprendere le future  intenzioni.

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Realtà e irrealtà del profitto

In questi giorni e come sempre, i parametri di riferimento di massa riguardo il bene ed il male, sono Papa Francesco, in quel che dice, e l’Isis in quel che fa. Secondo la volontà del profitto e attraverso l’esercizio dei media, questa l’unica dicotomia manichea che ci è concessa.

In verità il terrorismo appartiene già al nostro interiore. È l’iper-consumismo:  l’ideologia delle ideologie, che assassina ogni giorno la sfera psichica di milioni di persone, convincendole a spendere soldi che non ci sono in oggetti di cui non hanno molto bisogno, per compiacere persone di cui importa relativamente, in un effetto che non può durare e che va costantemente rinnovato. Lo “star bene” consumando, ci porta a non coltivare e quindi escludere tutta la ricchezza reale che ci circonda, gratuita e disponibile. L’incapacità a contemplarla, significa l’aver perso il senso del sacro.

E l’altro Papa Francesco, il Presidente Mattarella, ci racconta che la cultura è il vero antidoto al terrorismo, dimenticando di polemizzare per i tagli alle spese a tale vitale settore adottate dal vigente Governo Italiano, e il fatto che siamo uno degli ultimi paesi in Europa per gli investimenti nella cultura.

Tenendo conto che l’industria dell’intrattenimento mercifica l’altrui tempo libero, credo sia opportuno rifugiarsi nei teatri di posa, negli atelier di pittura e scultura, negli spazi teatrali e ovunque si scriva. Creare e costruire alla ricerca del divertimento e del piacere nell’impegno e nell’intelligenza. Non più la logica e l’esaltazione della merce, nel piacere facile e grossolano. Non con il terrore e non con l’obbligo industriale.

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Considerazioni

Avevo ultimamente dichiarato che io ed Alessia Rosati, dopo la sua “scomparsa”, avvicinammo a bordo di uno scooter alcuni suoi amici, tra le sei e le sette persone. Nessuno tra familiari, inquirenti e giornalisti ha cercato la testimonianza di costoro. Sarebbe sufficiente la conferma di una sola persona per stabilire una tale rilevante verità, che per estensione permetterebbe di comprendere la natura dei casi Orlandi-Gregori. Eppure tutti si dicono desiderosi di chiarire, ma poi non riescono finanche ad ispezionare un semplice loculo, come quello della Skerl.

Nondimeno appartiene a tale schiera ignava, la trasmissione televisiva sugli scomparsi, il cui meccanismo è ormai acclarato: far credere io sia un semplice perverso nei confronti degli adolescenti. Infatti quando affrontarono il caso di Bruno Romano, insistettero sulla vicinanza (molto relativa) tra il luogo di scomparsa del ragazzino, ed il mio studio. Quando sono io a dichiarare che il portone di una mia abitazione del ‘94, si affacciava esattamente sullo slargo dove scomparve l’Alessia, non ne fanno alcuna menzione. In quanto la Rosati era una donna di ventuno anni, e ciò contrasterebbe con il loro assunto diffamatorio.

Per cui tra quanti sono in malafede e gli incapaci e incompetenti, privi di grinta e volontà, ben si comprende il trascinarsi immobile dei decenni trascorsi.

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Il “brutto tempo”

Dopo molto tempo a Roma piove. La città era coperta di polveri sottili, al punto da richiedere un frazionamento coatto della circolazione stradale. La vegetazione urbana e la campagna ne risentiva.

Eppure nei commenti della gente e dei giornalisti dei GR locali, il tempo è “brutto”, e speriamo “cambi presto”. Questa è una delle conseguenze dell’iper- consumismo: il rapporto estremo con i prodotti è di natura individualistica. Si è annullata la considerazione per la collettività e l’ambiente.

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