Flauto dolce.

In questi giorni, ho letto le pagine della richiesta di archiviazione, ed ho appreso che una mia stretta parente dichiarò in Procura, come io le avessi mostrato nel 1983 un flauto color chiaro, attribuendone la proprietà alla Orlandi. Ebbene, ciò mi ha permesso di ricordare che nella borsa dell’Emanuela vi era presente un flauto dolce, di color azzurrino o bianco. E quanto dichiaro è verificabile, interrogando la famiglia e i docenti e compagni della scuola di musica della ragazza.

Questa del flauto dolce è un’ informazione mai emersa,minore. Che probabilmente familiari e compagni non rammentavano. Giornalisti ed inquirenti li contattino ed appurino. E non si riaffermi la solita facile ed inverosimile proposizione, che io possa aver appreso tutto ciò che riferisco, dagli ambienti dell’Emanuela. Quest’ultima del flauto dolce è una notizia assolutamente inedita, e la suddetta testimonianza giudiziaria della mia parente, colloca la mia conoscenza al riguardo già nel 1983.

Eppure gli inquirenti non mi hanno assolutamente chiesto nulla al riguardo, permettendo di confrontarmi con la dichiarazione della mia parente. I giudici, dal tenore con cui scrivono, non sono a conoscenza tutt’ora che la Orlandi recasse nella borsa un flauto dolce. Né tanto meno lo hanno collegato al flauto che la mia parente dichiarò loro, io le abbia mostrato nell’83. Cosi come non sapevano io possedessi un’autovettura verde metallizzata, dello stesso colore di quella avvistata innanzi al Senato.

Negligenza dei magistrati o siamo di fronte ad una volontà di archiviare comunque?  Comunque vergogna e oscenità. Questo sarebbe un processo per il presunto duplice omicidio di due minorenni.

Vorrei puntualizzare sul fatto, che quando mettevo al corrente alcune ragazze del mio coinvolgimento nel caso in oggetto, non era per una qualche ostentazione, ma per chiedere la collaborazione delle stesse. Alcune condivisero e parteciparono, altre come nel caso della mia parente dimostrarono un distacco, per il quale desistii dal raccontare oltre.

In ultimo, non ho mai dichiarato che l’automobile vista di fronte al Senato fosse mia, ma solo fatto presente che il non avermi mai chiesto, da parte dei giudici, quale autovettura usassi, rivela una mancanza di metodo, che rasenta l’omissione di atti d’ufficio. Tra l’altro la macchina di cui mi servivo, è dello stesso colore non comune di quella apparsa innanzi al Senato.

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